Benvenuti nel 1° blog dedicato a S. LUCIA VERGINE E MARTIRE (Siracusa, fine III sec. - 13 dicembre 304). Realizzato dai devoti siracusani, in ricordo della storica VISITA DEL CORPO DI S. LUCIA A SIRACUSA (15-22 dicembre 2004, nel 17° Centenario del Martirio). Email redazione: amicisantalucia@yahoo.it. VIVA S. LUCIA!
mercoledì 31 dicembre 2014
2015: un altro anno giubilare luciano!
domenica 28 dicembre 2014
Grazie, S. Lucia!
Continua a proteggerci, o S. Lucia, ti supplichiamo, e prega per le vittime delle nuove calamità del mondo di questi giorni, specie per i viaggiatori per mare e in volo colpiti dalle ultime sciagure di cui oggi è stata data notizia!
venerdì 6 settembre 2013
Domani giornata mondiale di preghiera e digiuno per la pace
domenica 11 agosto 2013
Riflessione - Lucia, liturgia, mons. Caracciolo: coincidenze?
Dicevamo nel precedente post che certamente - con quella certezza indistruttibile che ci dà la fede in Dio e la devozione cristiana - è stata proprio Lei, la piccola dolce vergine e martire Lucia, nobile e illustre nostra concittadina e patrona, a venire personalmente a prendere padre Pippo Caracciolo stamattina e condurlo per mano tra i cori degli angeli e dei santi al cospetto del trono dell'Altissimo.
L'esposizione della preziosa immagine argentea della Santa, della quale noi e padre Pippo siamo stati da sempre innamorati, e delle Sue Sacre Reliquie, pur essendo ordinariamente prevista per la giornata di oggi, sembra stavolta quasi straordinaria e voluta apposta per celebrare degnamente questo giorno di lutto e suffragio dedicato al compianto mons. Caracciolo. E' così: non ci sarebbe stato modo migliore di pregare per padre Pippo se non farlo ai piedi di quel simulacro tanto caro, tutti insieme noi devoti di S. Lucia riuniti in quella Cappella che è stato il luogo di "lavoro" di padre Pippo per molti anni.
Ma non è solo la concomitanza di tale improvvisa morte con l'esposizione luciana a risaltare come mirabile coincidenza. Se ci pensate, anche tutta la Liturgia della Parola della Santa Messa di oggi, XIX domenica del Tempo Ordinario (anno C), è uno stupendo commento alla vita e alla morte del nostro caro padre Pippo:
I figli santi dei giusti offrivano sacrifici in segreto
e si imposero, concordi, questa legge divina:
di condividere allo stesso modo successi e pericoli,
intonando subito le sacre lodi dei padri.
Così proclama la Prima Lettura della Messa del giorno, tratta dal Libro della Sapienza (18,6-9). Come non scorgervi un'eco della tipica umiltà, della composta modestia e del nascondimento che hanno caratterizzato padre Pippo, anche lui "figlio santo di giusti", che ha offerto tutta la propria vita nel silenzio e in particolare il Divino Sacrificio Eucaristico con somma devozione, unendo le proprie sofferenze all'Altare dell'Agnello di Dio, intonando le lodi dei padri, e tramandando quindi con tenacia le tradizioni delle generazioni di santi sacerdoti che lo hanno preceduto e formato?
Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.
Così recita il Salmo Responsoriale, tratto dal Salmo 32[33]. L'occhio: tipico emblema luciano, è da sempre il prezioso oggetto privilegiato dalle premurose attenzioni del protettorato della nostra S. Patrona, e gli occhi sono proprio l'elemento che più colpiva padre Pippo quando contemplava il dipinto del verosimile volto della Martire. Queste reminiscenze luciane accompagnino al Cielo il devoto e figlio di S. Lucia mons. Caracciolo, per liberarlo dalla morte che stamattina ha incontrato su questa terra e nutrirlo in tempo di fame, ora che può cibarsi al banchetto del Paradiso preparato dal Signore stesso per i Suoi (e la fame non è forse un'altra immediata suggestione di sapore luciano, dato che i più grandi miracoli del patrocinio della Patrona sulla Sua diletta Patria Siracusa sono stati proprio la liberazione dalle carestie, tante volte commemorata da padre Caracciolo nella festa di maggio?).
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.
Il Vangelo di Luca (12,35-40) è poi adattissimo alla circostanza che stiamo vivendo: vigilare con le lampade accese, come le vergini sagge delle quali fa parte degnamente anche la nostra Vergine e Martire Lucia. Beato quel servo che il Signore al Suo ritorno ha trovato così: beato te, padre Pippo, servo buono e fedele, che hai donato tutto a Cristo nel corso della tua vita e che ora tutto da Lui ricevi! Vegliate e tenetevi pronti, ci esorta Gesù nel Vangelo di oggi: beato te, padre Pippo, che hai vegliato e ti sei tenuto pronto a questo dolcissimo incontro!
Sancta Lucia, ora pro eo.
martedì 29 gennaio 2013
... ancora una parola sull'unità ... e su Lucia!
abbiamo celebrato con gioia la settimana di preghiera per l'unità dei cristiani.
Forse non è un caso che uno degli insegnamenti magisteriali più belli del Santo Padre Benedetto XVI sull'urgenza del desiderio d'unità sia stato pubblicato proprio in una festa di S. Lucia di alcuni anni fa, e precisamente il 13 dicembre del 2008, sul quotidiano "L'Osservatore Romano" (pag. 6), riportando il discorso del papa all'assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani svoltasi il giorno precedente, vigilia di S. Lucia:
"Risuonano nel nostro spirito il comando di Cristo, il “mandatum novum”, e la sua preghiera per l'unità “ut omnes unum sint... ut mundus credat quia tu me misisti” (Gv 17,21). La carità aiuterà i cristiani a coltivare la “sete” della piena comunione nella verità e, seguendo docilmente le ispirazioni dello Spirito Santo, possiamo sperare di giungere presto all’auspicata unità. Ecco perché l'ecumenismo ci sollecita a un fraterno e generoso scambio di doni, ben consci che la piena comunione nella fede, nei sacramenti e nel ministero rimane lo scopo e la meta dell'intero movimento ecumenico. Di tale vasta impresa, l'ecumenismo spirituale, come ebbe chiaramente ad affermare il Concilio Ecumenico Vaticano II, è il cuore pulsante"
Il Santo Padre ha indicato a tutti i fedeli cattolici il Santo Vangelo del Signore Gesù Cristo come esortazione all'impegno ecumenico, attraverso il duplice fondamento dell'autentica testimonianza evangelica presente nella Divina Parola: "Amatevi gli uni gli altri: da questo riconosceranno che siete miei discepoli" e "Padre, che tutti siano uno affinché il mondo creda che Tu mi hai mandato".
In questo anno della fede, in cui siamo chiamati a riscoprire i tesori del Concilio Vaticano II, ci doni Dio la grazia dello Spirito Santo, vento che soffia sui nostri egoismi e ci traforma in viandanti gioiosi sul sentiero della piena comunione fraterna con tutti i credenti in Cristo.
E Lucia, piccola grande santa della luce e profeta di pace e unità per la Chiesa di Dio, che ha certamente benedetto con la sua intercessione l'incontro ecumenico qui menzionato, ci ottenga la luce per percorrere senza errore la via dell'unità!
venerdì 25 gennaio 2013
Preghiera per l'unità dei cristiani
venerdì 19 agosto 2011
BENEDETTO XVI ALLA GMG 2011 DI MADRID
mercoledì 18 maggio 2011
Al beato Giovanni Paolo II

mercoledì 4 maggio 2011
... Che ne pensa la redazione?
Alcuni amici del nostro blog ci hanno chiesto di esprimere un pensiero riguardante la morte di Bin Laden. Non è consuetudine del blog commentare gli eventi di cronaca, se non eccezionalmente: accettiamo oggi l'invito, riproducendo semplicemente le opinioni più autorevoli apparse sulla stampa e che noi condividiamo in pieno.
Enzo Bianchi, “Ma fare festa è sbagliato” (La Stampa, 3 maggio 2011)
“Giustizia è fatta!” ha proclamato il presidente degli Stati Uniti nell’annunciare al suo paese e al mondo che Osama Bin Laden è stato ucciso. Confesso che i sentimenti che mi abitano come cristiano e come cittadino di un paese che non contempla nel proprio ordinamento la pena di morte sono contrastati. Da un lato c’è la soddisfazione legata alla uscita di scena di una persona che, per sua stessa ammissione, ha seminato morte e odio, ha avvelenato la comprensione della religione, usandola come droga per esaltare la violenza, ha inquinato mortalmente la convivenza civile e i rapporti sociali, a livello locale e planetario.
D’altro canto il vangelo, ma anche la mia coscienza umana, non mi autorizzano a rallegrarmi per la morte di un essere umano, fosse anche il più malvagio sulla terra, fosse anche il nemico mortale che ha attentato alla vita delle persone più care. Non si tratta di evocare l’esortazione cristiana al perdono – argomento su cui a lungo si è riflettuto dopo l’epifania del male assoluto nei campi di sterminio nazisti – ma di riconoscere con gravità e amarezza che la morte di una persona non è mai motivo di gioia: forse di sollievo, perché ormai quel malvagio non potrà più nuocere, anche se il seme dell’odio gettato non smette per questo di crescere; forse è fonte di appagamento di quel desiderio di vendetta che abbiamo vergogna di confessare e che ci affrettiamo a nobilitare con il termine di giustizia; forse è occasione di rinnovato rimpianto per le vittime della violenza omicida e per non aver saputo fermare prima quello strumento di morte. Ma gioia no, quella non l’ho sentita nascere in me nell’apprendere la notizia dell’uccisione di Bin Laden e non vorrei vederla sul volto di un altro uomo, un uomo come me, un uomo come lo era Bin Laden. Come cristiano penso a Bin Laden ora in giudizio davanti a Dio: quel Dio il cui nome ha bestemmiato per seminare morte e predicare la guerra, quel Dio creatore degli uomini e protettore della vita cui ha dato un volto perverso e mortifero.
E mi è anche difficile fare mie le parole del presidente Obama: “Giustizia è fatta!”. E non perché ritenga che l’unica giustizia sia quella divina, che il giudizio autentico sia solo quello che ci attende tutti al cospetto di Dio. Ma perché rimango convinto che ogni essere umano è e resta più grande delle sue colpe, anche quando queste sono spropositate. D’altronde anche la rivelazione biblica e cristiana afferma riguardo all’immagine di Dio impressa in ogni essere umano: l’omicida può smarrire la somiglianza con Dio, ma non può perdere quell’immagine che Dio stesso ha voluto consegnare a ogni creatura umana, Caino compreso.
Ma anche della giustizia umana ho un concetto che non mi consente di vederla realizzata nell’uccisione mirata di un pluriassassino: la cattura, il giusto processo, la messa in condizione di non nuocere di un criminale non richiedono necessariamente la sua soppressione fisica e non traggono da questa maggiore autorevolezza o efficacia. Sopprimere l’ingiusto non è ancora fare giustizia: perché giustizia, anche umana, sia fatta, a ciascuno di noi resta un compito che nessuna arma né squadra speciale può svolgere per conto nostro. Resta la vicinanza e la solidarietà con i parenti delle vittime della sua barbarie umana, resta il contrastare nel quotidiano le energie di morte che l’assassino ha scatenato, resta la ricostruzione di un tessuto umano e sociale vivibile, resta il rifiuto di rispondere al male con il male, resta la costruzione della pace con gli strumenti della pace, resta di proseguire tenacemente nell’operare ciò che è giusto. Davvero non basta che un malvagio sia annientato perché giustizia sia fatta.
Pasquale Ferrara, Non è ancora finita (Città nuova on line, 2 maggio 2011)
L’annuncio della fine del capo di Al Qaeda non vuol dire che il terrorismo di matrice islamista sia stato sconfitto definitivamente. Fuori luogo esultare per la morte di un uomo.
L’uccisione di Osama Bin laden è un duro colpo ad Al Qaeda, ma non rappresenta certo la sconfitta definitiva del terrorismo transnazionale che fa capo a tale organizzazione. Nel corso del decennio successivo agli attentati dell’11 settembre 2001, Al Qaeda si è trasformata, è diventata un network di piccole cellule sparse sul globo, che fanno un uso spregiudicato di Internet. Il modello “occidentale” è quello del franchising. Si conferma, inoltre, quello che molti analisti e commentatori hanno sempre pensato, e cioè che la vasta area compresa tra i confini di Pakistan e Afghanistan (al di qua e al di là della famosa Durand line), è un territorio di coltura del terrorismo islamista e ove si compie la saldatura tra alcune frange dei talebani e Al Qaeda. Come dire che le chiavi della stabilità e della transizione politica in Afghanistan stanno in Pakistan.
L’uccisione di Bin laden avrà ripercussioni profonde a livello globale. Da una parte, essa indubbiamente “scoraggia” le formazioni islamiste dedite al terrorismo (una sparuta e deleteria minoranza in tutto il vasto mondo islamico), dall’altro potrebbe fungere – ma speriamo non accada – da ulteriore elemento di polarizzazione e radicalizzazione contro l’Occidente. Dal punto di vista statunitense, è una vittoria di Obama. Qualcuno potrebbe cinicamente ritenere che si tratta di un enorme e insperato aiuto alla campagna per la sua rielezione alla Casa Bianca. Ma Obama ha fatto bene, nelle ore successive all’incursione in Pakistan, ad evitare toni eccessivamente trionfalistici e a ribadire che l’America non è contro l’Islam, bensì contro le centrali del terrorismo internazionale.
Non aiutano, tuttavia, le scene di giubilo che si sono viste nelle strade americane. Si comprende il dolore immenso dei familiari delle vittime dell’11 settembre, ma non bisogna oltrepassare il fragile confine tra la giustizia e la vendetta. La morte di un uomo, per quanto efferati i crimini commessi, non può mai essere motivo di celebrazione.
venerdì 15 aprile 2011
La nuova preghiera dei Siracusani a S. Lucia - commento III parte
La nuova preghiera a S. Lucia che la redazione del nostro blog è stata lieta di pubblicare in anteprima assoluta, è frutto della meditazione della Sacra Scrittura, nella quale è possibile ascoltare la Parola di Dio e apprendere la Divina Rivelazione dell'intera economia della salvezza, cioè della sublime e realissima storia d'amore tra Dio e il Suo amatissimo popolo di figli. Così come nella Santissima Eucaristia è realmente presente Gesù in tutto il Suo immacolato Corpo, il Suo preziosissimo Sangue, la Sua Anima e la Sua Divinità, anche in ciascuna Parola di Dio c'è la presenza reale di Gesù Cristo, il Figlio del Dio Altissimo, l'Eterno Verbo (Parola) del Padre. Poiché chi ignora le Scritture, dunque, ignora Cristo - secondo una celebre espressione di uno dei sommi appassionati della Bibbia, San Girolamo - è indispensabile per ciascuno e per tutti i cristiani leggere, meditare, pregare e contemplare la Parola di Dio, ruminarla un frammento alla volta per tutto il giorno, metterla in pratica, condividerne con i fratelli la risonanza nella nostra anima e le esperienze della sua realizzazione concreta nella nostra vita.
Questa nuova orazione luciana, poi, è frutto della devota lettura spirituale della vita di S. Lucia: noi amiamo S. Lucia, e chi ama davvero vuole conoscere in profondità la persona amata, quindi il vero devoto di S. Lucia avverte in modo insopprimibile l’esigenza di attingere alle fonti agiografiche che ci tramandano le gesta eroiche e virtuose della nostra santa, per poter imitarLa nella Sua esemplare testimonianza di autentica vita cristiana.
Lectio divina e lectio spiritualis, quindi, sono due utilissimi strumenti di solido nutrimento spirituale, imprescindibile per ogni cristiano, come due ali che ci permettono di volare davvero in alto, come una sorgente d’acqua pura alla quale ricorrere quotidianamente per saziare la nostra sete del Divino che abita in noi.
La preghiera qui pubblicata, infine, è trinitaria: in ciascuna delle sue tre parti, infatti, è menzionata una delle Tre Divine Persone, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. La devozione a Lucia è una via che deve riconfermarci nell’unica vera fede nell’unico vero Dio, la Santissima Trinità, la sola alla Quale va tutta la nostra adorazione, lode e gloria, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.
giovedì 14 aprile 2011
La nuova preghiera dei Siracusani a S. Lucia - commento II parte
La terza parte inizia con una citazione letterale del riferimento a S. Lucia contenuto nel bellissimo saluto alla città pronunciato dal papa Giovanni Paolo II, prossimo Beato, in visita a Siracusa il 5 novembre 1994: «La vostra terra, fecondata dal sangue dei martiri, ha conosciuto messi rigogliose di vita cristiana. Testimonianza intrepida di fedeltà a Cristo è stata quella offerta dalla gloriosa e amata Santa Lucia, martire del IV secolo, venerata in tutto il mondo cristiano. Il 13 dicembre, durante l’Avvento, sempre si celebra la memoria obbligatoria di S. Lucia. Possa il suo esempio generoso, unito a quello di innumerevoli credenti di ogni epoca, suscitare una nuova fioritura di fervore religioso e di impegno civile, affinché con la collaborazione di tutti siano superate le difficoltà oggi incombenti».
Segue una sintesi del virtuoso ed eroico esempio della nostra santa nella sequela Christi, in cui s’intrecciano nuovamente echi dalla Sacra Scrittura e dagli Atti del martirio. Lucia, che sin da fanciulla consacrò tutta la propria vita a Dio, con tutta probabilità entrando ufficialmente - sotto la paterna guida del proprio vescovo - nell’antico Ordo virginum, la più antica forma di vita consacrata femminile, sorta già in età apostolica. Nel II secolo, ad esempio, ne parla S. Ignazio di Antiochia (Ad Smyrnaeos 13,1), ma essa fu istituzionalizzata soltanto nel IV secolo, cioè proprio quello in cui Lucia subì il martirio, quando l’ingresso nell’Ordo iniziò a essere celebrato pubblicamente con un rito di consacrazione e imposizione del velo dalle mani del vescovo. È per noi rilevante una precisazione di S. Ambrogio (De virginitate 39), secondo la quale la vergine consacrata doveva rimanere legata alla tutela della propria madre, condizione effettivamente verificatasi nel caso della nobile fanciulla siracusana.
Lucia incarnò con radicalità i consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza. Ella infatti, mettendo in pratica alla lettera l’esortazione di Gesù «Vendi tutto, dàllo ai poveri, poi vieni e seguimi» (cf Mt 19,21; Mc 10,21; Lc 18,22), da ricca che era si fece povera, donando tutti i suoi beni ai bisognosi.
Visse la castità, come dimostrano sia le parole dell’apparizione di S. Agata che la scelta della perpetua verginità e la risoluta dichiarazione rilasciata durante il processo «Il mio corpo non ha tollerato impurità», nonché i suoi richiami paolini sull’immoralità corruttrice (cf 1Cor 15,33: «Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi»; 2Ts 2,3: «Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione»; 1Tm 6,9: «Coloro che vogliono arricchire cadono nella tentazione, nel laccio del diavolo e in molte bramosie insensate e funeste, che fanno affogare gli uomini in rovina e perdizione») e sulla fede nell’inabitazione dello Spirito Santo (cf 1Cor 3,16-17: «Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio che siete voi»).
La volontà poi di nulla anteporre all’obbedienza verso Dio, fino alla morte, a imitazione di Cristo stesso (cf Fil 2,8: «(Cristo) umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di Croce»), fu espressa da Lucia nella sua replica al prefetto Pascasio «Tu obbedisci agli imperatori, e io come potrei disobbedire al mio Dio?», in quanto ella sapeva bene che la sottomissione all’autorità costituita, pur raccomandata da S. Paolo (cf Rm 13,1: «Ciascuno stia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c’è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio»; Tt 3,1: «Ricorda loro di esser sottomessi ai magistrati e alle autorità, di obbedire, di essere pronti per ogni opera buona»), deve essere accettata in tutto fuorché nel peccato.
L’orazione si conclude con il proposito di eseguire i comandamenti del Signore, ancora una volta citando alla lettera gli Atti di Lucia, in questo caso le sue ultimissime parole prima di morire, il Suo vero e proprio testamento spirituale lasciato in eredità ai Suoi concittadini e devoti d’ogni tempo, vero paradigma per un’autentica devozione alla nostra Patrona: «Voi onorerete me, per grazia del Signore nostro Gesù Cristo, osservando di cuore i Suoi comandamenti».
La nuova preghiera dei Siracusani a S. Lucia - commento I parte
(antico simulacro processionale di S. Lucia, venerato nella Chiesa parrocchiale di S. Giacomo Maggiore ai Miracoli in Siracusa) Il 20 dicembre 2010 - Ottava di S. Lucia - un giovane devoto siracusano, per grazia ricevuta, ha composto il testo di una nuova Orazione a S. Lucia Vergine e Martire Siracusana, quale pubblico e riconoscente omaggio alla taumaturga protettrice, che da oltre 17 secoli non si stanca di ascoltare le preghiere dei Suoi diletti concittadini e devoti, intercedendo costantemente per loro presso il Signore. Mons. Salvatore Pappalardo, arcivescovo metropolita di Siracusa, ne ha letto e valutato il testo, approvandone anche la prossima pubblicazione all'interno della rivista siracusana Con Lucia a Cristo, sul numero che uscirà in concomitanza con la Festa del Patrocinio di S. Lucia (prima domenica di maggio).
Questa nuova orazione è costituita da tre lodi unite ad altrettante invocazioni alla megalomartire siracusana. La tecnica compositiva adottata si rifà allo stile dell’eucologia cristiana più antica, riscontrabile particolarmente nell’innografia bizantina d’età patristica, che predilige parafrasare in chiave poetica e intrecciare fra loro i testi biblici e agiografici proclamati nell’ufficiatura, anziché elaborare concetti originali: similmente, le parole della nuova orazione si ispirano quasi esclusivamente alla Sacra Scrittura e ai documenti storici luciani più autentici, cioè gli Atti del martirio di S. Lucia, pervenuti fino a noi in due antiche redazioni, una greca e una latina.
Nella prima parte si può facilmente riconoscere un calco diretto del messaggio celeste che S. Agata rivolse a S. Lucia quando le apparve a Catania, il 5 febbraio 301, in occasione del pellegrinaggio per impetrare la guarigione di Eutichia, la madre di Lucia: «Sorella mia Lucia, vergine consacrata a Dio, perché chiedi a me ciò che tu stessa puoi ottenere per tua madre? Ecco che per la tua fede ella è già guarita. E come per me è stata beneficata la città di Catania, così per te sarà salvata la città di Siracusa, per grazia del Signore nostro Gesù Cristo, poiché hai serbata illibata la tua verginità».
La seconda parte, tutta dedicata al tema della luce evocato dal nome stesso della nostra patrona, è costruita come un libero centone di passi scritturistici e agiografici, tratti dal S. Vangelo (cf Mt 5,16: «Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché essi vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli»), dal salterio (cf Sal 118,105: «Lampada per i miei passi è la Tua Parola, luce sul mio cammino»), ancora dagli Atti luciani («Io pregherò il Signore nostro Gesù Cristo affinché questo rogo non s’impadronisca di me; avendo fede nella Croce di Cristo, ti dimostrerò che ho ottenuto un prolungamento della mia lotta, per dare ai credenti il coraggio del martirio e togliere ai non credenti la cecità del loro orgoglio») e infine dalla celebre epigrafe greca di Euskia («Euskia la irreprensibile, vissuta buona e pura per circa 25 anni, morì nella festa della mia S. Lucia, per la quale non vi è elogio condegno; fu cristiana fedele, perfetta, grata al suo marito di molta gratitudine», sec. IV-V; rinvenuta il 22 giugno 1894 a Siracusa nelle catacombe di S. Giovanni dal prof. Paolo Orsi, com’è noto, oggi è conservata nel museo archeologico della città, intitolato allo stesso archeologo trentino). [continua]
lunedì 17 gennaio 2011
"Sarà data pace alla Chiesa di Dio". LUCIA DIXIT
lunedì 1 novembre 2010
Un regalo per la festa di tutti i Santi
Il motivo per cui il cristiano vive sulla terra è quello di raggiungere la santità...
Ma spesso per molti cristiani di oggi, che di cristiano non hanno che il nome, rinunciatari affogati nel mondo, secolarizzati, la sola parola santità" suona anacronistica, relegata in un tempo passato di stile medioevale o in quei luoghi incomprensibili e forse ingombranti come sono i monasteri, quando non è fissazione di menti deboli che credono buttandosi in queste avventure, di scansare le difficoltà della vita e sono avulse dal tempo moderno, dinamico, il cui dio è ormai la tecnica, la scienza quando non è il divertimento, l'edonismo.
L'accelerazione della vita moderna poi, che non lascia fiato, i mezzi di comunicazione che assorbono tutto il tempo libero e non danno più possibilità di pensare, di chiedersi dei perché, rendono quest'idea della santità assolutamente indifferente, per lo meno non importante. "Non posso pensarci, quindi non c'è problema". Manca il tempo, manca la solitudine...
Altri non trovano la strada.
"Come farsi santi?" E' una parola, quale la via, quale l'imbocco? Forse far penitenze come grandi santi, ma non sono cose per questi tempi, anche se in altri momenti potevano andar bene. Forse pregare molto? Lo farei se sapessi che quella è la mia via. Forse darmi a Dio e lasciarmi forgiare da un'obbedienza ad un superiore...ma anche queste son cose che non calzano più con la mentalità moderna.
Quale dunque la via per attuare la santità anche al giorno di oggi?
E' secondo me questa del fare la volontà di Dio, una via moderna per farsi santi. Non occorre entrare in convento, non occorre necessariamente consacrarsi a Dio o farsi preti. No, basta fare quello che Dio vuole da noi (...)
Allora anche una mamma che deve svolgere i lavori di casa, anche l'operaio all'officina, anche la lavoratrice alla catena di montaggio, anche l'ammalato nel suo letto, anche il bambino, anche il vecchietto, anche il padre carico d'affari, anche il poliziotto, anche l'artista, anche lo stradino, anche il missionario, anche lo scrittore, anche la domestica, anche il barista, anche lo sportivo, tutti, tutti, tutti possono farsi santi, perché tutti possono fare la volontà di Dio. Questa strada di santità è via per la massa
Così il mondo, la scuola, gli uffici, le fabbriche, le strade ospitano santi in cammino, che perseverando saranno santi in eterno, ma qui la perseveranza è facile, basta avere il coraggio di non pensare al domani e ributtarsi nell'eterno presente di Dio.
sabato 28 agosto 2010
Lucia, nostra "compagna di viaggio"
venerdì 14 maggio 2010
Il comandamento di Gesù sull'amore reciproco, testamento di Lucia
Se si vuole essere sicuri di rendere sommamente contenta una persona, la via maestra è senza dubbio eseguire le sue ultime volontà, il suo testamento. Ora, gli Atti greci e latini del martirio di Lucia ci hanno tramandato in modo chiaro e limpido le ultimissime parole pronunciate dalla Santa prima di morire, cioè proprio il Suo testamento spirituale.
Avendo vissuto da Santa, fino all'estremo eroismo, Ella morì da Santa, affidando ai Suoi concittadini e a tutti i Suoi futuri devoti il seguente messaggio: "Voi mi onorerete, per grazia del Signore nostro Gesù Cristo, osservando di cuore i Suoi comandamenti". Lucia ci ha dunque spiegato come onorarLa degnamente: osservando i comandamenti del Signore. Questo vale immensamente più di ogni nostra festa, pur bella. Ma, a quali comandamenti si riferisce, precisamente? A rispondere è il Vangelo della Messa di oggi (che trascriviamo per intero qui sotto), magna charta per essere veri amici e discepoli di Cristo, e veri devoti di Lucia:
Chi vuole onorare davvero Santa Lucia non ha altra strada.
E, assicura Gesù, seguendola avrà sempre la gioia piena, la felicità.
giovedì 1 aprile 2010
Giovedì Santo: la festa dell'Amore di Gesù
Amore quel comando che Gesù serbò in cuore tutta la vita, per rivelarlo il giorno prima di morire: Come io vi ho amato, così amatevi anche voi. Da questo tutti conosceranno che siete miei discepoli, se vi amerete a vicenda. Non possiamo passare questo giorno senza un attimo di raccoglimento, nel quale diciamo a Gesù tutta l'adesione della nostra anima a quel comando che chiamò "mio" e "nuovo". Un comando che non ha lasciato senza spiegazione, quando ha soggiunto: Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici".
E noi, devoti della vergine martire Lucia, possiamo fare nostre le parole del grande vescovo Sant'Agostino, che proprio a proposito di questo "dare la vita" di cui parla il comandamento dell'Amore di Gesù, scrisse:
"Noi non commemoriamo i martiri come facciamo con gli altri che ora riposano in pace, cioè non preghiamo per loro, ma chiediamo piuttosto che essi preghino per noi, per ottenerci di seguire le loro orme. Essi, infatti, hanno toccato il vertice di quell'amore che il Signore ha definito come il più grande possibile. (...) I martiri dunque, in quanto versarono il loro sangue, hanno ricambiato quanto hanno ricevuto dal Signore. Manteniamoci sulla loro scia e amiamoci gli uni gli altri, come Cristo ha amato noi, dando se stesso per noi".
mercoledì 17 febbraio 2010
Mercoledì delle Ceneri - S. Quaresima 2010
La Quaresima è tempo di gioia, di conversione e di penitenza.
Sì, innanzitutto di gioia: la gioia, la tipica gioia cristiana, che poi è l'unica vera gioia umana, fondata sulla certezza della Resurrezione di Gesù e sulla speranza della vita eterna, deve contraddistinguere ogni atto di rinuncia, pietà e solidarietà che potremo compiere in questo periodo. Solo così, come ribadisce inequivocabilmente la Parola di Dio, elemosine, digiuni, preghiere e ogni altro genere di gesto penitenziale potranno essere efficaci e graditi a Dio.
Di conversione: è il primo grande significato della parola greca metanoia che noi traduciamo anche come "penitenza". Ma prima di tutto, ciascuno di noi è chiamato a convertirsi, cioè credere (cioè vivere) il Vangelo. "Convertitevi e credete al Vangelo" ci verrà personalmente ricordato da Gesù stesso nel significativo rito odierno dell'imposizione delle ceneri, d'elevato sapore storico in quanto simbolica rievocazione di un'antichissima usanza testimoniata dalla Sacra Scrittura. E Dio in persona, per bocca del profeta Isaia, mette in chiaro che è in primo luogo la carità nei confronti di ogni uomo, a partire dal più bisognoso, il segno della conversione che Lui si attende da noi.
Infine, di penitenza: secondo significato di metanoia e strettamente correlato al primo (senza il quale essa diverrebbe inutile e vanagloriosa esibizione di masochismo o fachirismo). Sì, anche la penitenza fatta di simboli concreti: l'elemosina, il digiuno, l'astinenza, i "fioretti", la mortificazione, la rinuncia. Perché possiamo riscoprire la bellezza dell'intera donazione della nostra anima a Dio solo, mirando solo a Lui e solo in Lui trovando la nostra piena felicità. Perché ci liberiamo dalla dipendenza dai nostri bisogni materiali, tornando alla sobrietà e all'essenzialità. Quanto poi sarà rinuncia per noi, potrà divenire donazione agli altri. Senza farne motivo di vanto alcuno, ma con generosità nei confronti di Dio, che è sempre generoso con noi, e per puro amore verso di Lui, che sempre ci dimostra il Suo immenso amore per noi.
Quindi penitenza e conversione, ricordandoci che anche etimologicamente penitenza è conversione. Con gioia.
mercoledì 2 settembre 2009
La vera santità
Ecco una brevissima meditazione per chi persegue la tensione alla santità e per dare risposta a una domanda che chiunque di noi si pone nella propria vita: "come sono io davanti a Dio?".
Dal diario di Chiara Lubich del 12/10/1968:
"Alle volte passa nell'anima una certa preoccupazione: come sono davanti a Dio? Quale e quanta polvere copre la mia anima? Se pur mi potesse sembrare di non commettere peccati, né mortali, né veniali deliberati, quale sgorbio sono? E a dire la verità non si saprebbe dar un giudizio. Mi sembra che in questo caso l'unica cosa da fare immediatamente è non guardarsi, è dimenticare sé per guardare solo a Dio, alla Sua Volontà, a Gesù nei fratelli. Essere costantemente "fuori di noi". Cercare non la nostra santità, ma il Santo. Qui sta la carità e qui la vera santità".
giovedì 13 agosto 2009
"Dal Cielo veglia ... sull'Italia". Santa Lucia e il nuovo paganesimo italiano
Non possiamo né intendiamo dare anche la benché minima impressione di voler fornire indicazioni di voto: il cristiano cittadino italiano voti chi vuole, in base alla sua coscienza, alla sua conoscenza della situazione storica attuale e alla sua coerenza con il Vangelo. Però il cristiano non serva mai 'mammona' insieme a Dio, quindi guardi in faccia la realtà con uno sguardo puro, limpido, pulito, libero, obiettivo, onesto, e - pur continuando a votare liberamente chi ritenga opportuno votare - non si sottragga dal dovere di condannare aspramente, come un tempo faceva San Giovanni Battista, l'immoralità e l'illegalità dei potenti, a qualunque parte politica essi appartengano.
Detto questo, mettiamoci semplicemente all'ascolto delle parole di Santa Lucia stessa, così come sgorgano purissime e luminosissime dagli atti del suo martirio tramandati fino a noi, e la catechesi di Lei, tutta intrisa di Parola di Dio, ci basterà:












