domenica 22 maggio 2011

2011: un mese mariano speciale, col beato papa Woytila







IL VERO GIOVANNI PAOLO II



Tutto il mondo risuona ancora della gioia e della festa della Chiesa per l'elevazione all'onore degli altari di un papa amatissimo: Karol Woytila, il beato Giovanni Paolo II. Un grande papa, di grande fede e grande spiritualità, che ha fondato la sua forza nella preghiera. Un papa mariano, innamorato di Maria e a Lei totalmente consacrato. Un papa che ha subìto un attentato mortale, il 13 maggio 1981 (festa della Madonna di Fatima), che ha avuta salva la vita per un miracolo della Santissima Vergine, e che ha avuto la forza di perdonare colui che lo avrebbe ucciso: un doppio miracolo d'amore e di perdono! Un papa che ha pubblicamente consacrato tutta la Chiesa al Cuore Immacolato di Maria con un atto di affidamento contenente le seguenti stupende parole:


"Accogli, o Madre di Cristo, questo grido carico della sofferenza di tutti gli uomini! Carico della sofferenza di intere società! Aiutaci con la forza dello Spirito Santo a vincere tutti i peccati: il peccato dell’uomo e il “peccato del mondo”, infine il peccato in tutte le sue manifestazioni. Che si riveli, ancora una volta, nella storia del mondo l’infinita potenza salvifica della Redenzione: la forza infinita dell’Amore misericordioso! Che esso fermi il male! Che esso trasformi le coscienze! Che si manifesti per tutti, nel Tuo Cuore Immacolato, la luce della Speranza!"

mercoledì 18 maggio 2011

Al beato Giovanni Paolo II




Anche la nostra redazione ha ricordato con grata e viva memoria il papa Giovanni Paolo II, seguendo la Sua beatificazione, celebrata dal Santo Padre Benedetto XVI lo scorso 1° maggio, domenica della Divina Misericordia e principio del mese che tradizionalmente è dedicato a Maria Santissima, della quale il Beato era devotissimo e al quale ha consacrato totalmente se stesso e il proprio pontificato. Più volte lo abbiamo menzionato nel nostro blog, soprattutto a proposito della Sua storica e memorabile visita a Siracusa il 5 e 6 novembre 1994. Per ben tre volte egli ricordò la nostra Santa Lucia nei Suoi discorsi destinati a quella visita: nel saluto alla città La ricordò come intrepida testimone della fede in Cristo fino al martirio, nel discorso ai giovani come protettrice della vista e in quello ai religiosi come Santa della Luce. E ancora, indimenticabile fu la Sua visita alla Cappella della Patrona in Cattedrale, nella quale sostò lungamente in preghiera baciandone le reliquie e interessandosi sinceramente alla storia della Santa. E poi, come dimenticare il Suo spontaneo e immediato pensiero a Santa Lucia manifestato personalmente al nostro arcivescovo emerito mons. Giuseppe Costanzo in occasione del pellegrinaggio diocesano alla basilica di S. Pietro nell'aprile 1995.




Concludiamo questo piccolo ricordo di questo grande papa, oggi che ricorre l'anniversario della sua nascita (18 maggio 1920) e al cuore di questo mese mariano, con la bellissima preghiera che il Beato compose e recitò a Siracusa per la dedicazione del nuovo Santuario alla Madonna delle Lacrime:


Madonna delle lacrime,

guarda con materna bontà

al dolore del mondo.

Asciuga le lacrime dei sofferenti,

dei dimenticati,

dei disperati,

delle vittime di ogni violenza.

Ottieni a tutti

lacrime di pentimento e di vita nuova,

che aprano i cuori

al dono rigenerante dell'amore di Dio.

Ottieni a tutti lacrime di gioia,

dopo aver visto

la profonda tenerezza del Tuo Cuore.

Amen.

mercoledì 4 maggio 2011

... Che ne pensa la redazione?

Alcuni amici del nostro blog ci hanno chiesto di esprimere un pensiero riguardante la morte di Bin Laden. Non è consuetudine del blog commentare gli eventi di cronaca, se non eccezionalmente: accettiamo oggi l'invito, riproducendo semplicemente le opinioni più autorevoli apparse sulla stampa e che noi condividiamo in pieno.



Enzo Bianchi, “Ma fare festa è sbagliato” (La Stampa, 3 maggio 2011)


“Giustizia è fatta!” ha proclamato il presidente degli Stati Uniti nell’annunciare al suo paese e al mondo che Osama Bin Laden è stato ucciso. Confesso che i sentimenti che mi abitano come cristiano e come cittadino di un paese che non contempla nel proprio ordinamento la pena di morte sono contrastati. Da un lato c’è la soddisfazione legata alla uscita di scena di una persona che, per sua stessa ammissione, ha seminato morte e odio, ha avvelenato la comprensione della religione, usandola come droga per esaltare la violenza, ha inquinato mortalmente la convivenza civile e i rapporti sociali, a livello locale e planetario.


D’altro canto il vangelo, ma anche la mia coscienza umana, non mi autorizzano a rallegrarmi per la morte di un essere umano, fosse anche il più malvagio sulla terra, fosse anche il nemico mortale che ha attentato alla vita delle persone più care. Non si tratta di evocare l’esortazione cristiana al perdono – argomento su cui a lungo si è riflettuto dopo l’epifania del male assoluto nei campi di sterminio nazisti – ma di riconoscere con gravità e amarezza che la morte di una persona non è mai motivo di gioia: forse di sollievo, perché ormai quel malvagio non potrà più nuocere, anche se il seme dell’odio gettato non smette per questo di crescere; forse è fonte di appagamento di quel desiderio di vendetta che abbiamo vergogna di confessare e che ci affrettiamo a nobilitare con il termine di giustizia; forse è occasione di rinnovato rimpianto per le vittime della violenza omicida e per non aver saputo fermare prima quello strumento di morte. Ma gioia no, quella non l’ho sentita nascere in me nell’apprendere la notizia dell’uccisione di Bin Laden e non vorrei vederla sul volto di un altro uomo, un uomo come me, un uomo come lo era Bin Laden. Come cristiano penso a Bin Laden ora in giudizio davanti a Dio: quel Dio il cui nome ha bestemmiato per seminare morte e predicare la guerra, quel Dio creatore degli uomini e protettore della vita cui ha dato un volto perverso e mortifero.


E mi è anche difficile fare mie le parole del presidente Obama: “Giustizia è fatta!”. E non perché ritenga che l’unica giustizia sia quella divina, che il giudizio autentico sia solo quello che ci attende tutti al cospetto di Dio. Ma perché rimango convinto che ogni essere umano è e resta più grande delle sue colpe, anche quando queste sono spropositate. D’altronde anche la rivelazione biblica e cristiana afferma riguardo all’immagine di Dio impressa in ogni essere umano: l’omicida può smarrire la somiglianza con Dio, ma non può perdere quell’immagine che Dio stesso ha voluto consegnare a ogni creatura umana, Caino compreso.


Ma anche della giustizia umana ho un concetto che non mi consente di vederla realizzata nell’uccisione mirata di un pluriassassino: la cattura, il giusto processo, la messa in condizione di non nuocere di un criminale non richiedono necessariamente la sua soppressione fisica e non traggono da questa maggiore autorevolezza o efficacia. Sopprimere l’ingiusto non è ancora fare giustizia: perché giustizia, anche umana, sia fatta, a ciascuno di noi resta un compito che nessuna arma né squadra speciale può svolgere per conto nostro. Resta la vicinanza e la solidarietà con i parenti delle vittime della sua barbarie umana, resta il contrastare nel quotidiano le energie di morte che l’assassino ha scatenato, resta la ricostruzione di un tessuto umano e sociale vivibile, resta il rifiuto di rispondere al male con il male, resta la costruzione della pace con gli strumenti della pace, resta di proseguire tenacemente nell’operare ciò che è giusto. Davvero non basta che un malvagio sia annientato perché giustizia sia fatta.



Pasquale Ferrara, Non è ancora finita (Città nuova on line, 2 maggio 2011)


L’annuncio della fine del capo di Al Qaeda non vuol dire che il terrorismo di matrice islamista sia stato sconfitto definitivamente. Fuori luogo esultare per la morte di un uomo.


L’uccisione di Osama Bin laden è un duro colpo ad Al Qaeda, ma non rappresenta certo la sconfitta definitiva del terrorismo transnazionale che fa capo a tale organizzazione. Nel corso del decennio successivo agli attentati dell’11 settembre 2001, Al Qaeda si è trasformata, è diventata un network di piccole cellule sparse sul globo, che fanno un uso spregiudicato di Internet. Il modello “occidentale” è quello del franchising. Si conferma, inoltre, quello che molti analisti e commentatori hanno sempre pensato, e cioè che la vasta area compresa tra i confini di Pakistan e Afghanistan (al di qua e al di là della famosa Durand line), è un territorio di coltura del terrorismo islamista e ove si compie la saldatura tra alcune frange dei talebani e Al Qaeda. Come dire che le chiavi della stabilità e della transizione politica in Afghanistan stanno in Pakistan.


L’uccisione di Bin laden avrà ripercussioni profonde a livello globale. Da una parte, essa indubbiamente “scoraggia” le formazioni islamiste dedite al terrorismo (una sparuta e deleteria minoranza in tutto il vasto mondo islamico), dall’altro potrebbe fungere – ma speriamo non accada – da ulteriore elemento di polarizzazione e radicalizzazione contro l’Occidente. Dal punto di vista statunitense, è una vittoria di Obama. Qualcuno potrebbe cinicamente ritenere che si tratta di un enorme e insperato aiuto alla campagna per la sua rielezione alla Casa Bianca. Ma Obama ha fatto bene, nelle ore successive all’incursione in Pakistan, ad evitare toni eccessivamente trionfalistici e a ribadire che l’America non è contro l’Islam, bensì contro le centrali del terrorismo internazionale.


Non aiutano, tuttavia, le scene di giubilo che si sono viste nelle strade americane. Si comprende il dolore immenso dei familiari delle vittime dell’11 settembre, ma non bisogna oltrepassare il fragile confine tra la giustizia e la vendetta. La morte di un uomo, per quanto efferati i crimini commessi, non può mai essere motivo di celebrazione.

domenica 1 maggio 2011

PAROLA DI VITA - MAGGIO 2011



Il dibattito su quale fosse il primo tra i tanti comandamenti delle Scritture era un tema classico che le scuole rabbiniche si ponevano al tempo di Gesù. Gesù, considerato un maestro, non elude la domanda che gli viene posta in proposito: "Qual è il più grande comandamento della legge?". Egli risponde in maniera originale, unendo amore di Dio e amore del prossimo. I suoi discepoli non possono mai disgiungere questi due amori, come in un albero non si possono separare le radici dalla chioma: più amano Dio, più intensificano l’amore ai fratelli e alle sorelle; più amano i fratelli e le sorelle, più approfondiscono l’amore per Dio.


Gesù sa, come nessun altro, chi è veramente il Dio che dobbiamo amare e sa come debba essere amato: è il Padre suo e Padre nostro, Dio suo e Dio nostro (cf Gv 20,17). È un Dio che ama ciascuno personalmente; ama me, ama te: è il mio Dio, il tuo Dio (“Amerai il Signore Dio tuo”).


E noi possiamo amarlo perché ci ha amato per primo: l’amore che ci è comandato è, dunque, una risposta all’Amore. Possiamo rivolgerci a Lui con la stessa confidenza e fiducia che aveva Gesù quando lo chiamava Abbà, Padre. Anche noi, come Gesù, possiamo parlare spesso con Lui, esponendogli tutte le nostre necessità, i propositi, i progetti, ridicendogli il nostro amore esclusivo. Anche noi vogliamo attendere con impazienza che arrivi il momento per metterci in contatto profondo con Lui mediante la preghiera, che è dialogo, comunione, intenso rapporto d’amicizia. In quei momenti possiamo dare sfogo al nostro amore: adorarlo al di là del creato, glorificarlo presente ovunque nell’universo intero, lodarlo nel fondo del nostro cuore o vivo nei tabernacoli, pensarlo lì dove siamo, nella stanza, al lavoro, nell’ufficio, mentre ci troviamo con gli altri…


"Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente."


Gesù ci insegna anche un altro modo d’amare il Signore Dio. Per Gesù amare ha significato compiere la volontà del Padre, mettendo a disposizione la mente, il cuore, le energie, la vita stessa: si è dato tutto al progetto che il Padre aveva su di Lui. Il Vangelo ce lo mostra sempre e totalmente rivolto verso il Padre (cf Gv 1,18), sempre nel Padre, sempre intento a dire solo quello che aveva udito dal Padre, a compiere solo quanto il Padre gli aveva detto di fare. Anche a noi chiede lo stesso: amare significa fare la volontà dell’Amato, senza mezze misure, con tutto il nostro essere: “con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Perché l’amore non è un sentimento soltanto. “Perché mi chiamate: Signore, Signore, e poi non fate ciò che dico?” (Lc 6,46), domanda Gesù a chi ama soltanto a parole.


"Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente.”


Come vivere allora questo comando di Gesù? Intrattenendo senz'altro con Dio un rapporto filiale e di amicizia, ma soprattutto facendo quello che Lui vuole. Il nostro atteggiamento verso Dio, come quello di Gesù, sarà essere sempre rivolti verso il Padre, in ascolto di Lui, in obbedienza, per compiere la sua opera, solo quella e non altro.


Ci è chiesta, in questo, la più grande radicalità, perché a Dio non si può dare meno di tutto: tutto il cuore, tutta l’anima, tutta la mente. E ciò significa fare bene, per intero, quell’azione che Lui ci chiede.

Per vivere la sua volontà e uniformarsi ad essa, spesso occorrerà bruciare la nostra, sacrificando tutto ciò che abbiamo in cuore o nella mente, che non riguarda il presente. Può essere un’idea, un sentimento, un pensiero, un desiderio, un ricordo, una cosa, una persona…


E così eccoci tutti lì in quanto ci viene domandato nell’attimo presente. Parlare, telefonare, ascoltare, aiutare, studiare, pregare, mangiare, dormire, vivere la sua volontà senza divagare; fare azioni intere, pulite, perfette, con tutto il cuore, l’anima, la mente; avere come unico movente di ogni nostra azione l’amore, così da poter dire, in ogni momento della giornata: “Sì, mio Dio, in quest’attimo, in quest’azione t’ho amato con tutto il cuore, con tutta me stessa”. Solo così potremo dire che amiamo Dio, che contraccambiamo il suo essere Amore nei nostri confronti.


"Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente.”


Per vivere questa Parola di vita sarà utile, di tempo in tempo, analizzare noi stessi per vedere se Dio è veramente al primo posto nella nostra anima.


E allora, per concludere, cosa dobbiamo fare in questo mese? Scegliere nuovamente Dio come unico ideale, come il tutto della nostra vita, rimettendolo al primo posto, vivendo con perfezione la sua volontà nell’attimo presente. Dobbiamo potergli dire con sincerità: “Mio Dio e mio tutto”, “Ti amo”, “Sono tutta tua”, “Sei Dio, sei il mio Dio, il nostro Dio d’amore infinito!”.


Chiara Lubich

(Parola di vita, ottobre 2002, pubblicata in Città Nuova, 2002/18, p.7)

martedì 26 aprile 2011

PROGRAMMA FESTA DEL PATROCINIO DI S. LUCIA 2011



Siracusa in festa per la solenne e cara Festa del Patrocinio di S. Lucia, istituita dal Senato aretuseo nel 1646 a perenne commemorazione della prodigiosa cessazione - grazie all'intervento celeste della taumaturga Santa Patrona e Concittadina - della carestia che affliggeva la città. Torna con sempre rinnovato ardore e fervore questa grandiosa festa luciana primaverile! Sarausana jè, viva Santa Lucia!






SABATO 30 APRILE - Vigilia



ore 11.45: solenne traslazione del simulacro-reliquiario di S. Lucia dalla Sua Cappela all'Altare Maggiore della Cattedrale



ore 19.00: solenni primi Vespri pontificali di S. Lucia e Liturgia eucaristica presieduti da S. E. mons. Salvatore Pappalardo, nostro arcivescovo metropolita



ore 21.30: festoso concerto bandistico in onore di S. Lucia sul sagrato del Duomo






DOMENICA 1° MAGGIO - "Santa Lucia delle quaglie"



ore 08.00: S. Messa in Cattedrale



ore 10.30: solenne concelebrazione eucaristica presieduta da S. E. mons. Luigi Bommarito, arcivescovo emerito di Catania



ore 12.00: tradizionale suggestiva processione dal Duomo alla Chiesa di S. Lucia alla Badia, lungo il cui percorso avverrà lo storico lancio di colombi viaggiatori in memoria del miracolo del 1646






DA LUNEDI' 2 A SABATO 7 MAGGIO - Ottavario



ore 10.30 e 19.00: Ss. Messe nella Chiesa di S. Lucia alla Badia



- le Sacre Reliquie e il simulacro resteranno esposti dalle ore 08.00 alle 21.30 nella Chiesa della Badia



- svolgimento del tradizionale trofeo velico "Santa Lucia"






VENERDI' 6 MAGGIO - COMMEMORAZIONE LITURGICA DEL PATROCINIO DI S. LUCIA



ore 19.00: S. Messa solenne con il panegirico della Santa Patrona






DOMENICA 8 MAGGIO - Ottava



ore 08.00: S. Messa nella Chiesa della Badia



ore 10.30: solenne concelebrazione eucaristica presieduta da mons. Maurizio Aliotta, vicario generale dell'arcidiocesi



ore 17.00: concerto corale in onore di S. Lucia sul sagrato del Duomo



ore 17.30: S. Messa nella Chiesa della Badia



ore 19.00: solenne processione delle Sacre Reliquie e del simulacro-reliquiario lungo il percorso storico per le vie di Ortigia (Picherali, Castel Maniace, lungomare d'Ortigia, Roma, Teatro, Giudecca, Maestranze, Roma e Minerva) e festoso ritorno in Cattedrale






VIVA SANTA LUCIA!!!

domenica 24 aprile 2011

LUNEDI DI PASQUA: TRADIZIONALE ESPOSIZIONE DI S. LUCIA

Arcidiocesi di Siracusa

Ufficio Pastorale per le Comunicazioni Sociali

Ufficio Stampa


Esposizione del simulacro di Santa Lucia


La Deputazione della Cappella di Santa Lucia ha reso noto che per il tradizionale incontro di preghiera con i fedeli siracusani e forestieri ospiti in città per le vacanze pasquali, lunedì dell’Angelo, 25 aprile, il Simulacro di Santa Lucia sarà esposto solennemente nella sua cappella nella chiesa Cattedrale, dalle ore 7 sino alle ore 13. Una Santa Messa sarà celebrata alle ore 10,30.


Reso pubblico il calendario ufficiale della festa del patrocinio della Santa Patrona. Programma al via con la traslazione del simulacro prevista per sabato 30 aprile. La Festa domenica 1 maggio, con la solenne celebrazione che sarà presieduta dall'Arcivescovo emerito di Catania, Mons. Luigi Bommarito.


Siracusa, 22 aprile 2011

ALLELUIA! CRISTO, NOSTRA SPERANZA, E' RISORTO!

AUGURI DI PACE VERA CHE VIENE DALL'ALTO,

DI GIOIA PIENA CHE VIENE DALL'AMORE PER DIO E PER I FRATELLI,

DI SANTIFICAZIONE CHE E' DONO DELLO SPIRITO PARACLITO:

A TUTTI VOI, BUONA PASQUA!

IL SIGNORE NOSTRO, GESU' CRISTO, E' DAVVERO RISORTO DA MORTE

ED E' CON NOI FINO ALLA FINE DEL MONDO!!!

ALLELUIA!

venerdì 15 aprile 2011

La nuova preghiera dei Siracusani a S. Lucia - commento III parte


La nuova preghiera a S. Lucia che la redazione del nostro blog è stata lieta di pubblicare in anteprima assoluta, è frutto della meditazione della Sacra Scrittura, nella quale è possibile ascoltare la Parola di Dio e apprendere la Divina Rivelazione dell'intera economia della salvezza, cioè della sublime e realissima storia d'amore tra Dio e il Suo amatissimo popolo di figli. Così come nella Santissima Eucaristia è realmente presente Gesù in tutto il Suo immacolato Corpo, il Suo preziosissimo Sangue, la Sua Anima e la Sua Divinità, anche in ciascuna Parola di Dio c'è la presenza reale di Gesù Cristo, il Figlio del Dio Altissimo, l'Eterno Verbo (Parola) del Padre. Poiché chi ignora le Scritture, dunque, ignora Cristo - secondo una celebre espressione di uno dei sommi appassionati della Bibbia, San Girolamo - è indispensabile per ciascuno e per tutti i cristiani leggere, meditare, pregare e contemplare la Parola di Dio, ruminarla un frammento alla volta per tutto il giorno, metterla in pratica, condividerne con i fratelli la risonanza nella nostra anima e le esperienze della sua realizzazione concreta nella nostra vita.


Questa nuova orazione luciana, poi, è frutto della devota lettura spirituale della vita di S. Lucia: noi amiamo S. Lucia, e chi ama davvero vuole conoscere in profondità la persona amata, quindi il vero devoto di S. Lucia avverte in modo insopprimibile l’esigenza di attingere alle fonti agiografiche che ci tramandano le gesta eroiche e virtuose della nostra santa, per poter imitarLa nella Sua esemplare testimonianza di autentica vita cristiana.


Lectio divina e lectio spiritualis, quindi, sono due utilissimi strumenti di solido nutrimento spirituale, imprescindibile per ogni cristiano, come due ali che ci permettono di volare davvero in alto, come una sorgente d’acqua pura alla quale ricorrere quotidianamente per saziare la nostra sete del Divino che abita in noi.


La preghiera qui pubblicata, infine, è trinitaria: in ciascuna delle sue tre parti, infatti, è menzionata una delle Tre Divine Persone, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. La devozione a Lucia è una via che deve riconfermarci nell’unica vera fede nell’unico vero Dio, la Santissima Trinità, la sola alla Quale va tutta la nostra adorazione, lode e gloria, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

giovedì 14 aprile 2011

La nuova preghiera dei Siracusani a S. Lucia - commento II parte



La terza parte inizia con una citazione letterale del riferimento a S. Lucia contenuto nel bellissimo saluto alla città pronunciato dal papa Giovanni Paolo II, prossimo Beato, in visita a Siracusa il 5 novembre 1994: «La vostra terra, fecondata dal sangue dei martiri, ha conosciuto messi rigogliose di vita cristiana. Testimonianza intrepida di fedeltà a Cristo è stata quella offerta dalla gloriosa e amata Santa Lucia, martire del IV secolo, venerata in tutto il mondo cristiano. Il 13 dicembre, durante l’Avvento, sempre si celebra la memoria obbligatoria di S. Lucia. Possa il suo esempio generoso, unito a quello di innumerevoli credenti di ogni epoca, suscitare una nuova fioritura di fervore religioso e di impegno civile, affinché con la collaborazione di tutti siano superate le difficoltà oggi incombenti».


Segue una sintesi del virtuoso ed eroico esempio della nostra santa nella sequela Christi, in cui s’intrecciano nuovamente echi dalla Sacra Scrittura e dagli Atti del martirio. Lucia, che sin da fanciulla consacrò tutta la propria vita a Dio, con tutta probabilità entrando ufficialmente - sotto la paterna guida del proprio vescovo - nell’antico Ordo virginum, la più antica forma di vita consacrata femminile, sorta già in età apostolica. Nel II secolo, ad esempio, ne parla S. Ignazio di Antiochia (Ad Smyrnaeos 13,1), ma essa fu istituzionalizzata soltanto nel IV secolo, cioè proprio quello in cui Lucia subì il martirio, quando l’ingresso nell’Ordo iniziò a essere celebrato pubblicamente con un rito di consacrazione e imposizione del velo dalle mani del vescovo. È per noi rilevante una precisazione di S. Ambrogio (De virginitate 39), secondo la quale la vergine consacrata doveva rimanere legata alla tutela della propria madre, condizione effettivamente verificatasi nel caso della nobile fanciulla siracusana.


Lucia incarnò con radicalità i consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza. Ella infatti, mettendo in pratica alla lettera l’esortazione di Gesù «Vendi tutto, dàllo ai poveri, poi vieni e seguimi» (cf Mt 19,21; Mc 10,21; Lc 18,22), da ricca che era si fece povera, donando tutti i suoi beni ai bisognosi.


Visse la castità, come dimostrano sia le parole dell’apparizione di S. Agata che la scelta della perpetua verginità e la risoluta dichiarazione rilasciata durante il processo «Il mio corpo non ha tollerato impurità», nonché i suoi richiami paolini sull’immoralità corruttrice (cf 1Cor 15,33: «Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi»; 2Ts 2,3: «Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione»; 1Tm 6,9: «Coloro che vogliono arricchire cadono nella tentazione, nel laccio del diavolo e in molte bramosie insensate e funeste, che fanno affogare gli uomini in rovina e perdizione») e sulla fede nell’inabitazione dello Spirito Santo (cf 1Cor 3,16-17: «Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio che siete voi»).


La volontà poi di nulla anteporre all’obbedienza verso Dio, fino alla morte, a imitazione di Cristo stesso (cf Fil 2,8: «(Cristo) umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di Croce»), fu espressa da Lucia nella sua replica al prefetto Pascasio «Tu obbedisci agli imperatori, e io come potrei disobbedire al mio Dio?», in quanto ella sapeva bene che la sottomissione all’autorità costituita, pur raccomandata da S. Paolo (cf Rm 13,1: «Ciascuno stia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c’è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio»; Tt 3,1: «Ricorda loro di esser sottomessi ai magistrati e alle autorità, di obbedire, di essere pronti per ogni opera buona»), deve essere accettata in tutto fuorché nel peccato.


L’orazione si conclude con il proposito di eseguire i comandamenti del Signore, ancora una volta citando alla lettera gli Atti di Lucia, in questo caso le sue ultimissime parole prima di morire, il Suo vero e proprio testamento spirituale lasciato in eredità ai Suoi concittadini e devoti d’ogni tempo, vero paradigma per un’autentica devozione alla nostra Patrona: «Voi onorerete me, per grazia del Signore nostro Gesù Cristo, osservando di cuore i Suoi comandamenti».

La nuova preghiera dei Siracusani a S. Lucia - commento I parte

(antico simulacro processionale di S. Lucia, venerato nella Chiesa parrocchiale di S. Giacomo Maggiore ai Miracoli in Siracusa)


Il 20 dicembre 2010 - Ottava di S. Lucia - un giovane devoto siracusano, per grazia ricevuta, ha composto il testo di una nuova Orazione a S. Lucia Vergine e Martire Siracusana, quale pubblico e riconoscente omaggio alla taumaturga protettrice, che da oltre 17 secoli non si stanca di ascoltare le preghiere dei Suoi diletti concittadini e devoti, intercedendo costantemente per loro presso il Signore. Mons. Salvatore Pappalardo, arcivescovo metropolita di Siracusa, ne ha letto e valutato il testo, approvandone anche la prossima pubblicazione all'interno della rivista siracusana Con Lucia a Cristo, sul numero che uscirà in concomitanza con la Festa del Patrocinio di S. Lucia (prima domenica di maggio).



Questa nuova orazione è costituita da tre lodi unite ad altrettante invocazioni alla megalomartire siracusana. La tecnica compositiva adottata si rifà allo stile dell’eucologia cristiana più antica, riscontrabile particolarmente nell’innografia bizantina d’età patristica, che predilige parafrasare in chiave poetica e intrecciare fra loro i testi biblici e agiografici proclamati nell’ufficiatura, anziché elaborare concetti originali: similmente, le parole della nuova orazione si ispirano quasi esclusivamente alla Sacra Scrittura e ai documenti storici luciani più autentici, cioè gli Atti del martirio di S. Lucia, pervenuti fino a noi in due antiche redazioni, una greca e una latina.



Nella prima parte si può facilmente riconoscere un calco diretto del messaggio celeste che S. Agata rivolse a S. Lucia quando le apparve a Catania, il 5 febbraio 301, in occasione del pellegrinaggio per impetrare la guarigione di Eutichia, la madre di Lucia: «Sorella mia Lucia, vergine consacrata a Dio, perché chiedi a me ciò che tu stessa puoi ottenere per tua madre? Ecco che per la tua fede ella è già guarita. E come per me è stata beneficata la città di Catania, così per te sarà salvata la città di Siracusa, per grazia del Signore nostro Gesù Cristo, poiché hai serbata illibata la tua verginità».



La seconda parte, tutta dedicata al tema della luce evocato dal nome stesso della nostra patrona, è costruita come un libero centone di passi scritturistici e agiografici, tratti dal S. Vangelo (cf Mt 5,16: «Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché essi vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli»), dal salterio (cf Sal 118,105: «Lampada per i miei passi è la Tua Parola, luce sul mio cammino»), ancora dagli Atti luciani («Io pregherò il Signore nostro Gesù Cristo affinché questo rogo non s’impadronisca di me; avendo fede nella Croce di Cristo, ti dimostrerò che ho ottenuto un prolungamento della mia lotta, per dare ai credenti il coraggio del martirio e togliere ai non credenti la cecità del loro orgoglio») e infine dalla celebre epigrafe greca di Euskia («Euskia la irreprensibile, vissuta buona e pura per circa 25 anni, morì nella festa della mia S. Lucia, per la quale non vi è elogio condegno; fu cristiana fedele, perfetta, grata al suo marito di molta gratitudine», sec. IV-V; rinvenuta il 22 giugno 1894 a Siracusa nelle catacombe di S. Giovanni dal prof. Paolo Orsi, com’è noto, oggi è conservata nel museo archeologico della città, intitolato allo stesso archeologo trentino). [continua]

mercoledì 13 aprile 2011

LA PREGHIERA DEL MESE - APRILE 2011 "SPECIALE - INEDITO"


In prossimità della celebrazione del Mistero Pasquale della nostra salvezza, la Passione e Resurrezione del Signore nostro Gesù Cristo, abbiamo la gioia di sperimentare oggi - nella nostra tradizionale rubrica "La preghiera del mese" - un evento un po' speciale: pubblichiamo infatti, in prima edizione assoluta, il testo finora inedito di una nuova preghiera tutta siracusana a Santa Lucia. Un giovane devoto siracusano, infatti, fiero di essere concittadino della nostra grande Martire e Patrona, ha composto per grazia ricevuta questa nuova orazione, sgorgata dal cuore per riconoscenza alla celeste Protettrice. Il nostro blog ne acconsente con gioia la primissima pubblicazione, mentre il testo verrà riprodotto successivamente anche sul bollettino "Con Lucia a Cristo" del prossimo maggio, con autorizzazione dell'arcivescovo metropolita di Siracusa, S. E. mons. Salvatore Pappalardo. In brevi articoli, poi, pubblicheremo un commento alla nuova orazione, per consentirne un migliore esplicitazione dei contenuti.


* * *



Orazione a Santa Lucia vergine e martire siracusana



Sorella nostra Lucia, vergine consacrata a Dio, per la Tua fede Tua madre fu guarita, per il Tuo patrocinio noi tutti abbiamo ottenuto da Dio innumerevoli grazie, per Te la città di Siracusa è stata custodita dal Signore Gesù Cristo. Ti magnifichiamo, Ti ringraziamo e Ti supplichiamo di continuare sempre a proteggerci.


Signora nostra Lucia, per la quale non vi è elogio condegno, risplende la Tua luce davanti a noi, che vedendo le Tue opere buone rendiamo gloria al Padre nostro che è nei cieli. Illumina la nostra ombrosa vita con la lucerna del Tuo esempio di santità, liberaci dalla cecità del nostro orgoglio, accendi in noi il lume della fede, mostraci la Parola di Dio quale lampada per i nostri passi e luce sul nostro cammino.


Gloriosa e amata martire Lucia, venerata in tutto il mondo cristiano, testimonianza intrepida di fedeltà a Cristo, povero, casto e obbediente fino alla morte di croce, hai donato tutti i Tuoi beni ai poveri, sei stata casto tempio dello Spirito Santo, hai scelto di obbedire a Dio fino al martirio. Prega per noi: noi sempre onoreremo Te, per grazia del Signore nostro Gesù Cristo, osservando di cuore i Suoi comandamenti. Amen.

venerdì 1 aprile 2011

PAROLA DI VITA - APRILE 2011

“Non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu” (Mc 14,36)

Gesù è nell’orto degli ulivi, il podere chiamato Getsemani. L’ora tanto attesa è arrivata. È il momento cruciale di tutta la sua esistenza. Si prostra a terra e supplica Dio, chiamandolo “Padre” con confidente tenerezza, perché gli risparmi di “bere il calice”, un’espressione che si riferisce alla sua passione e morte. Lo prega che quell’ora passi… Ma alla fine Gesù si rimette completamente alla sua volontà:


“Non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu”.


Gesù sa che la sua passione non è un evento fortuito, né semplicemente una decisione degli uomini, ma un disegno di Dio. Sarà processato e rifiutato dagli uomini, ma il “calice” viene dalle mani di Dio.


Gesù ci insegna che il Padre ha un suo disegno d’amore su ciascuno di noi, ci ama di amore personale e, se crediamo a questo amore e se corrispondiamo col nostro amore – ecco la condizione -, egli fa finalizzare ogni cosa al bene. Per Gesù nulla è successo a caso, neppure la passione e la morte.


E poi ci fu la Risurrezione, la cui solenne festa celebriamo in questo mese.


L’esempio di Gesù, Risorto, deve essere di luce per la nostra vita. Tutto quanto arriva, quanto succede, quello che ci circonda e anche tutto quanto ci fa soffrire dobbiamo saperlo leggere come volontà di Dio che ci ama o una permissione di lui che ancora ci ama. Allora tutto avrà senso nella vita, tutto sarà estremamente utile, anche quello che sul momento ci pare incomprensibile e assurdo, anche quello che, come per Gesù, può farci piombare in un’angoscia mortale. Basterà che, insieme a lui, sappiamo ripetere, con un atto di totale fiducia nell’amore del Padre:


“Non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu”.


La sua volontà è vivere, ringraziarlo con gioia dei doni della vita, ma a volte non è certamente quella che si pensa: un obiettivo di fronte al quale rassegnarsi, specie quando ci si imbatte nel dolore, né un susseguirsi di atti monotoni disseminati nella nostra esistenza.


La volontà di Dio è la sua voce che continuamente ci parla e ci invita, è il modo con cui egli ci esprime il suo amore, per darci la sua pienezza di Vita.


Potremmo rappresentarcela con l’immagine del sole i cui raggi sono come la sua volontà su ciascuno di noi. Ognuno cammina su un raggio, distinto dal raggio di chi ci è accanto, ma pur sempre su un raggio di sole, cioè sulla volontà di Dio. Tutti, dunque, facciamo una sola volontà, quella di Dio, ma per ognuno essa è diversa. I raggi poi, quanto più si avvicinano al sole, tanto più si avvicinano tra di loro. Anche noi, quanto più ci avviciniamo a Dio, con l’adempimento sempre più perfetto della divina volontà, tanto più ci avviciniamo fra noi… finché tutti saremo uno.


Vivendo così, nella nostra vita ogni cosa può cambiare. Anziché andare da chi piace a noi e amare solo quelli, possiamo avvicinare tutti coloro che la volontà di Dio ci mette accanto. Anziché preferire le cose che più ci piacciono, possiamo attendere a quelle che la volontà di Dio ci suggerisce e preferirle. L’essere tutti proiettati nella divina volontà di quell’attimo (“ciò che vuoi tu”) ci porterà di conseguenza al distacco da tutte le cose e dal nostro io (“non ciò che io voglio”), distacco non tanto cercato di proposito, perché si cerca Dio solo, ma trovato di fatto. Allora la gioia sarà piena. Basta inabissarci nel momento che passa ed adempiere in quell’attimo la volontà di Dio, ripetendo:


“Non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu”.


Il momento passato non è più; quello futuro non è ancora in nostro possesso. È come un viaggiatore in treno: per arrivare alla mèta non cammina avanti e indietro, ma sta seduto al suo posto. Così dobbiamo star fermi nel presente. Il treno del tempo cammina da sé. Dio lo possiamo amare soltanto nel presente che ci è dato, pronunciando il proprio “sì” fortissimo, totalitario, attivissimo alla sua volontà.


Amiamo dunque quel sorriso da donare, quel lavoro da svolgere, quella macchina da guidare, quel pasto da preparare, quell’attività da organizzare, chi soffre accanto a noi.


Neppure la prova o il dolore deve farci paura se, con Gesù, sapremo riconoscervi la volontà Dio, ossia il suo amore per ognuno di noi. Anzi, potremo pregare così:


“Signore, dammi di non temere nulla, perché tutto ciò che succederà non sarà che la tua volontà! Signore, dammi di non desiderare nulla, perché niente è più desiderabile che la tua sola volontà.


Che importa nella vita? La tua volontà importa.


Dammi di non sgomentarmi di nulla, perché in tutto è la tua volontà. Dammi di non esaltarmi di nulla, perché tutto è tua volontà”.


Chiara Lubich

mercoledì 9 marzo 2011

BUONA QUARESIMA A TUTTI!


Carissimi,

in questo nuovo Mercoledì delle Ceneri che la grazia di Dio anche quest'anno ci concede, rivolgiamo a tutti Voi un caro saluto e un sentito augurio di poter vivere, noi insieme a Voi, un autentico Tempo di Quaresima,

  • tempo di pentimento di tutti i nostri peccati, personali e collettivi, contro Dio, contro l'umanità e contro il creato;
  • tempo di conversione e di una vera nuova evangelizzazione di noi stessi, nell'ascolto della Parola di Dio che ci manifesta la Sua Volontà per ogni attimo della nostra vita;
  • tempo di penitenza in riparazione di tutte le colpe, nostre e altrui, e di tutte le offese nei confronti del Signore nostro;
  • tempo di preghiera di adorazione, di lode, di ringraziamento, di richiesta di perdono, di invocazione e intercessione per noi e per il mondo intero, meditando l'immenso Mistero di fede della Passione e Resurrezione di Gesù Cristo;
  • tempo di digiuno e astinenza da tutto il superfluo, liberazione da tutte le dipendenze che ci rendono schiavi, come vero popolo di Dio in esodo da una terra di schiavitù alla terra promessa;
  • tempo di combattimento spirituale contro le tentazioni e gli assalti del diavolo, sul modello della quaresima vissuta nel deserto da Gesù;
  • tempo di carità e misericordiosa elemosina, libera condivisione dei frutti delle nostre volontarie rinunce con chi ha bisogno e vicinanza con chi è sempre costretto dalla povertà a rinunce forzate;
  • tempo di perdono, di pace e di fraternità, davvero condonando e dimenticando tutte le mancanze ricevute dai fratelli e chiedendo sinceramente perdono di tutto: unica condizione per rendere efficace questa Quaresima ottenendo il perdono delle nostre colpe da Dio, un Dio che tante volte nella storia della Sua Rivelazione, a noi giunta attraverso la Sacra Scrittura, ha mostrato di essere stanco di offerte rituali spiritualmente vuote, gesti compiuti senza autentica conversione del cuore, ma desideroso di misericordia e non sacrificio.

Buona Quaresima a tutti!

La redazione del blog

giovedì 3 marzo 2011

PAROLA DI VITA - MARZO 2011

Siamo a marzo, il mese della festa dell'Annunciazione: il "sì" di Maria al Divino Disegno, il mistero dell'Incarnazione del Verbo di Dio, il giorno in cui la salvezza è entrata nel mondo.
E' anche il mese in cui ricorre, già per la terza volta, l'anniversario della morte di Chiara Lubich, santa e mistica del nostro tempo, portatrice di un carisma dello Spirito Santo per la Chiesa e per il mondo.
Facciamo memoria di questi eventi pubblicando la seguente meditazione:
ECCOMI, SONO LA SERVA DEL SIGNORE, AVVENGA DI ME QUELLO CHE HAI DETTO (Luca 1,38)
Anche a noi, come a Maria, Dio vuole svelare quanto ha pensato su ciascuno di noi, vuol farci conoscere la nostra vera identità. «Vuoi che io faccia di te e della tua vita un capolavoro? – sembra dirci – Segui la strada che ti indico e diverrai chi da sempre sei nel mio cuore. Io, infatti, da tutta l’eternità ti ho pensato ed amato, ho pronunciato il tuo nome. Dicendoti la mia volontà rivelo il tuo vero io».
Ecco allora che la sua volontà non è un’imposizione che ci coarta, ma lo svelamento del suo amore per noi, del suo progetto su di noi; ed è sublime come Dio stesso, affascinante ed estasiante come il suo volto: è lui stesso che si dona. La volontà di Dio è un filo d’oro, una divina trama che tesse tutta la nostra vita terrena e oltre; va dall’eternità all’eternità: nella mente di Dio dapprima, su questa terra dopo, e infine in Paradiso.
Ma, perché il disegno di Dio si compia in pienezza Dio chiede il mio, il tuo assenso, come lo ha chiesto a Maria. Solo così si realizza la parola che ha pronunciato su di me, su di te. Allora anche noi, come Maria, siamo chiamati a dire:
«Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto».
Certamente la sua volontà non ci è sempre chiara. Come Maria anche noi dovremo domandare luce per capire quello che Dio vuole. Occorre ascoltare bene la sua voce dentro di noi, in piena sincerità, consigliandoci se occorre con chi può aiutarci. Ma una volta compresa la sua volontà, subito vogliamo dirgli di sì. Se, infatti, abbiamo capito che la sua volontà è quanto di più grande e di più bello possa esserci nella nostra vita, non ci rassegneremo a "dover" fare la volontà di Dio, ma saremo contenti di "poter" fare la volontà di Dio, di poter seguire il suo progetto, così che avvenga quello che lui ha pensato per noi. È il meglio che possiamo fare, la cosa più intelligente.
Le parole di Maria – «Eccomi, sono la serva del Signore» – sono dunque la nostra risposta d’amore all’amore di Dio. Esse ci mantengono sempre rivolti a lui, in ascolto, in obbedienza, con l’unico desiderio di compiere il suo volere per essere come lui ci vuole.
A volte tuttavia quello che lui ci chiede può apparirci assurdo. Ci sembrerebbe meglio fare diversamente, vorremmo essere noi a prendere in mano la nostra vita. Ci verrebbe addirittura voglia di consigliare Dio, di dirgli noi come fare e come non fare. Ma se credo che Dio è amore e mi fido di lui, so che quanto predispone nella mia vita e nella vita di quanti mi sono accanto è per il mio bene, per il loro bene. Allora mi consegno a lui, mi abbandono con piena fiducia alla sua volontà e la voglio con tutto me stesso, fino ad essere uno con essa, sapendo che accogliere la sua volontà è accogliere lui, abbracciare lui, nutrirsi di lui.
Nulla, lo dobbiamo credere, succede a caso. Nessun avvenimento gioioso, indifferente o doloroso, nessun incontro, nessuna situazione di famiglia, di lavoro, di scuola, nessuna condizione di salute fisica o morale è senza senso. Ma ogni cosa – avvenimenti, situazioni, persone – è portatrice di un messaggio da parte di Dio, ogni cosa contribuisce al compimento del disegno di Dio, che scopriremo a poco a poco, giorno per giorno, facendo come Maria, la volontà di Dio.
«Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto».
Come vivere allora questa Parola? Il nostro sì alla Parola di Dio significa concretamente fare bene, per intero, ogni momento, quell’azione che la volontà di Dio ci chiede. Essere tutti lì in quell’opera, eliminando ogni altra cosa, perdendo pensieri, desideri, ricordi, azioni che riguardano altro.
Di fronte ad ogni volontà di Dio dolorosa, gioiosa, indifferente, possiamo ripetere: «Avvenga di me quello che hai detto», oppure, come ci ha insegnato Gesù nel "Padre nostro": «Sia fatta la tua volontà». Diciamolo prima di ogni nostra azione: «Avvenga», «Sia fatta». E compiremo attimo dopo attimo, tassello per tassello, il meraviglioso, unico e irrepetibile mosaico della nostra vita che il Signore da sempre ha pensato per ciascuno di noi.
Chiara Lubich

sabato 19 febbraio 2011

Osservatore romano: S. Lucia in prima pagina


Sempre alla ribalta la nostra dolce patrona, celebrata dall’arte e onorata dalla cultura. Lei, la santa più popolare al mondo, fa ancora parlare di sé: sulla prima pagina del numero di ieri de “L’osservatore romano”, il grande quotidiano vaticano, splendeva in tutta la sua magnifica bellezza una meravigliosa immagine di S. Lucia, gentilissima ed elegantissima, un capolavoro unico anche grazie ad una interessantissima variante del consueto attributo iconografico del vassoio con gli occhi. Alla nostra Lucia è legata una nuova importante iniziativa d’interesse internazionale e Le è stata dedicata anche l’intera terza pagina del quotidiano uscito ieri. Qui di séguito riportiamo integralmente lo speciale tutto "luciano" , a beneficio di tutti i devoti di S. Lucia che non hanno avuto la possibilità di leggere direttamente il giornale:


Due capolavori in mostra all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede per l’anniversario dei Patti Lateranensi e dell’Accordo di modificazione del Concordato

Il genio artistico celebra l’intesa tra Stato e Chiesa

In occasione delle celebrazioni per l’ottantaduesimo anniversario dei Patti Lateranensi (11 febbraio 1929) e del ventisettesimo dell’Accordo di modificazione del Concordato (18 febbraio 1984), l’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede a Palazzo Borromeo esporrà, da venerdì 18 febbraio, due capolavori dell’arte sacra italiana, la Santa Lucia del Maestro dell’Osservanza, tavola quattrocentesca di proprietà della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, e la Trinità di Lorenzo Lotto, olio su tela del 1523, di proprietà della parrocchia di Sant’Alessandro della Croce a Bergamo custodito nel Museo Bernareggi. «Con l’esposizione di opere d’arte così pregiate – afferma l’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Francesco Maria Greco – si intende sottolineare l’importanza e l’attenzione che viene attribuita alle relazioni con la Santa Sede non solo da parte del Governo, ma della stessa società italiana, soprattutto in quest’anno in cui ricorre il centocinquantesimo anniversario di vita unitaria». L’ambasciatore esprime inoltre soddisfazione e gratitudine per il fatto che Papa Benedetto xvi ha voluto «definire il 2011 come “l’anno del Giubileo” del nostro Paese». Anticipiamo il testo del ministro italiano degli Affari Esteri, Franco Frattini, e alcuni stralci degli interventi che si succederanno nel corso dell’incontro e che sono riportati integralmente in una pubblicazione edita per l’occasione da Allemandi.


Un ponte ideale nel centocinquantesimo dell’Unità

di Franco Frattini

Sulla scia di una positiva e assai apprezzata consuetudine, quest’anno, in occasione dell’82° anniversario dei Patti Lateranensi e del 27° dell’Accordo di modificazione del Concordato, Palazzo Borromeo ospita due capolavori del genio artistico italiano: la Santa Lucia, Patrona di Siracusa, attribuita al Maestro dell’Osservanza, tra i principali interpreti dell’arte senese del Quattrocento, e la Trinità di Lorenzo Lotto, pittore veneto giunto per volere di Papa Giulio II a Roma nel 1509, a cui sarà dedicata un’importante e più doviziosa mostra presso le Scuderie del Quirinale.


Si tratta di due opere che idealmente collegano tutta la nostra penisola e che, non casualmente, sono state scelte per celebrare contestualmente il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Perché, come più volte sottolineato dal Presidente della Repubblica e dallo stesso Santo Padre, la storia e la cultura del nostro Paese sono profondamente segnate dalla presenza e dall’influenza spirituale della Chiesa cattolica, la quale pertanto assume un ruolo di primo piano anche nella rievocazione del suo processo di unificazione. Vorrei rilevare, in questa occasione che ricorda l’intesa tra Chiesa e Stato, come il nostro Paese, nell’anno in cui celebra il 150° anniversario dell’unità nazionale, può dirsi orgoglioso di considerare la libertà religiosa tra i suoi valori fondanti, parte integrante della nostra identità culturale e ispirazione prioritaria della nostra azione di politica estera.


La presenza dei due capolavori a Palazzo Borromeo è stata resa possibile anche grazie alla Fondazione Bernareggi di Bergamo, ove è custodita la Trinità, e alla Fondazione Monte dei Paschi di Siena, proprietaria della Santa Lucia, che con il loro generoso contributo testimoniano l’altissima considerazione che l’Italia tutta, istituzioni e società civile, nutre nei confronti del Santo Padre e della Santa Sede.


Vorrei infine sottolineare come nel promuovere questa iniziativa, l’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, pur nell’assoluta peculiarità di essere una rappresentanza diplomatica con sede nella propria capitale, abbia realizzato il core business di ogni nostra missione diplomatica, ossia promuovere il meglio della creatività italiana – compreso il nostro patrimonio artistico-culturale – e, ove possibile, concepirlo come strumento per consolidare e intensificare le relazioni bilaterali nei Paesi di rispettivo accreditamento.



La «Santa Lucia» del Maestro dell’Osservanza. Sano di Pietro e la firma degli occhi

di Andrea De Marchi


Il dipinto, che spetta a evidenza al Maestro dell’Osservanza, è evidente pendant di un San Giovanni Battista, ritagliato con misure sostanzialmente identiche e ugualmente ridorato, che è ora in una collezione di Dallas.


Entrambi questi pannelli fiancheggiavano nel registro principale di un polittico uno scomparto centrale che credo vada identificato nella Madonna col Bambino della collezione Lehman al Metropolitan Museum di New York.


La Santa Lucia era posta sul lato esterno destro del probabile pentittico, dal momento che i cavicchi di connessione con lo scomparto contermine sono presenti solo sul lato sinistro. Per il Battista che addita Cristo, nel suo ruolo di precursore, è buona logica pensare invece a una collocazione subito a sinistra del pannello mediano. Già John Pope Hennessy aveva proposto che al polittico con la Madonna Lehman fosse sottoposta una predella molto importante del Maestro dell’Osservanza, raffigurante cinque Storie della Passione e Risurrezione di Cristo, divisa tra vari musei (nell’ordine la Flagellazione della Pinacoteca Vaticana, l’Andata al Calvario della Johnson Collection, la Crocefissione di Kiev, la Risurrezione del Detroit Institute of Arts, la Discesa al Limbo del Fogg Art Museum).


La Crocefissione di Kiev che stava al centro è larga 69 centimetri e corrisponde perfettamente alla tavola Lehman. A questa predella Enzo Carli aveva già provato a collegare il Battista Perkins. A mia volta ho incrementato la ricostruzione di tale pentittico in un intervento dal titolo «Sano di Pietro prima della pala dei Gesuati e il Maestro dell’Osservanza: aporie di una doppia identità», presentato al convegno su Sano di Pietro, organizzato a Siena il 5 e il 6 dicembre 2005, i cui atti non sono stati ancora pubblicati, proponendo che un Sant’Ansano di collezione privata torinese e il San Francesco stimmatizzato recentemente acquistato dallo Stato italiano per la Pinacoteca Nazionale di Siena, venissero dal registro superiore del medesimo complesso.


Il polittico, che è da annoverare tra le opere più mature del gruppo stilistico del Maestro dell’Osservanza, verso il 1440, dovette essere uno dei più importanti realizzati a Siena in quel momento.


L’accarezzata verità dell’epidermide perlacea del volto, retaggio di una sensibilità quasi gentiliana che nel Maestro dell’Osservanza è più viva che nel suo mentore Sassetta, è tesa su di un disegno tagliente che evidenzia l’aggetto del naso affilato, la curata profilatura dei sopraccigli e il margine dilatato, un po’ inespressivo, delle palpebre, secondo accentuati grafismi che accomunano quest’opera al Battista Perkins e alla Madonna Lehman e che già puntano sulle siglature formali più banalizzate di Sano di Pietro dal polittico dei Gesuati, del 1444, in poi.


Anche nelle ombre locali, un po’ nerastre, che si depositano attorno al padiglione auricolare, si respira ancora qualcosa del naturalismo epidermico gentiliano. La mano destra della santa, che stringe la palma del martirio tra il pollice e l’indice, aprendo a ventaglio le altre dita, si conforma a una sigla vezzosa prettamente gentiliana.


La conoscenza di questo nuovo dipinto del Maestro dell’Osservanza aggiunge un ulteriore elemento in favore della sua identificazione con la fase giovanile di Sano di Pietro, nato nel 1405 e iscritto alla matricola dei pittori senesi nel 1428, identificazione che credo risponda a numerosi indizi e a considerazioni di buon senso storiografico. Mi riferisco alla raffigurazione del tutto particolare come attributo della protomartire non solo di due occhi, ma di un vassoio ricolmo di occhi, o meglio di coppie di occhi congiunti.


Questa singolare soluzione, che forse riflette l’uso devozionale di offrire per voto la forma in cera della parte del corpo protetta dalla santa, è come una firma di Sano di Pietro, che la ripete altre tre volte. Nella santa sulla destra del Trittico di San Bartolomeo, datato 1447, della Pinacoteca Nazionale di Siena, il pittore ha semplicemente derogato dal tentativo di scorcio di sotto in su, squadernando in avanti il vassoio per meglio mostrarne il raccapricciante contenuto, così come ha scelto di non raffigurare la santa a capo scoperto, in tono signorile, ma più convenzionalmente ammantata e velata. Il vassoio ricolmo di occhi compare quindi nella Santa Lucia all’estremità destra dell’affresco con l’Incoronazione della Vergine in Palazzo Pubblico, del 1445, e nel compasso ritagliato da una predella della chiesa di San Pietro alle Scale dove il vassoio è pure in lamina d’argento, ma la santa stringe con la destra il pugnaletto con cui venne colpita a morte in luogo della palma del martirio.



Ricerca attenta e appassionata

di Gabriello Mancini (Presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena)


La suggestione del tempo e della storia, il congiungersi alle radici dell’arte e della cultura. C’è tutto questo e altro ancora nel ritrovare e riportare a Siena opere commissionate da munifici mecenati o realizzate da illuminati artisti della comunità senese attraverso i secoli. Una missione suggestiva che la Fondazione Monte dei Paschi di Siena si è posta quando nel 2004 ha varato il progetto «Collezione Opere d’Arte», spaziando in un arco temporale che si spinge fino al lontano xiii secolo per avvicinarsi verso i tempi nostri, ai primi trent’anni del secolo scorso.


Un impegno rilevante da un punto di vista della ricerca e della selezione, ma anche finanziario, affrontato nella consapevolezza dell’importanza di riaggregare un patrimonio artistico prezioso, vittima di inevitabili diaspore e dispersioni.


E i risultati non sono mancati. Sono cinquantasette le opere finora acquisite, riportate nella nostra città e custodite in Palazzo Sansedoni, sede della Fondazione, e che sono state oggetto di tre appuntamenti espositivi. E tra le più preziose e di recente acquisizione va inserita proprio la Santa Lucia del Maestro dell’Osservanza, che si aggiunge ad altri capolavori come la Natività di Pietro di Francesco Orioli, una Sacra Famiglia e un angelo di Andrea Piccinelli detto il Brescianino, il Matrimonio mistico di Santa Caterina da Siena e il Compianto sul Cristo deposto di Francesco Vanni, la caravaggesca Santa Maria Maddalena che legge di Rutilio Manetti. Dello stesso autore anche La cena di Emmaus. L’ultimo acquisto, che risale al gennaio 2010, è il prezioso reliquiario di Francesco di Vannuccio, raffigurante una Madonna con Bambino con alla base un Cristo tra la Vergine e san Giovanni Evangelista.


Un progetto dunque legato a una ricerca attenta e appassionata, che ha portato anche all’acquisizione della Santa Lucia, patrona di Siracusa, capolavoro che ben volentieri e con orgoglio abbiamo messo a disposizione dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede per una ricorrenza così importante.

venerdì 4 febbraio 2011

PAROLA DI VITA - FEBBRAIO 2011

"Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio". (Rm 8,14)

Questa Parola è nel cuore dell’inno che Paolo canta alla bellezza della vita cristiana, alla sua novità e libertà, frutto del battesimo e della fede in Gesù che ci innestano pienamente in lui, e per lui nel dinamismo della vita trinitaria. Diventando una persona sola con Cristo, ne condividiamo lo Spirito e tutti i suoi frutti, primo fra ogni altro la figliolanza di Dio.

Anche se Paolo parla di “adozione” , lo fa soltanto per distinguerla dalla posizione di figlio naturale che compete solo all’unico Figlio di Dio. La nostra non è una relazione col Padre puramente giuridica come sarebbe quella di figli adottivi, ma qualcosa di sostanziale, che muta la nostra stessa natura, come per una nuova nascita. Perché tutta la nostra vita viene animata da un principio nuovo, da uno spirito nuovo che è lo stesso Spirito di Dio.

E non si finirebbe più di cantare, con Paolo, il miracolo di morte e resurrezione che opera in noi la grazia del battesimo.

“Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio”.

Questa Parola ci dice qualcosa che ha a che fare con la nostra vita di cristiani, nella quale lo Spirito di Gesù introduce un dinamismo, una tensione che Paolo condensa nella contrapposizione fra carne e spirito, intendendo per carne l’uomo intero (corpo e anima) con tutta la sua costituzionale fragilità e il suo egoismo continuamente in lotta con la legge dell’amore, anzi con l’Amore stesso che è stato riversato nei nostri cuori .

Coloro infatti che sono guidati dallo Spirito, devono affrontare ogni giorno il “buon combattimento della fede” per poter rintuzzare tutte le inclinazioni al male e vivere secondo la fede professata nel battesimo.

Ma come?

Si sa che, perché lo Spirito Santo agisca, occorre la nostra corrispondenza, e san Paolo, scrivendo questa Parola, pensava soprattutto a quel dovere dei seguaci di Cristo, che è proprio il rinnegamento di sé, la lotta contro l’egoismo nelle sue forme più svariate.

Ma è questa morte a noi stessi che produce vita, così che ogni taglio, ogni potatura, ogni no al nostro io egoistico è sorgente di luce nuova, di pace, di gioia, di amore, di libertà interiore; è porta aperta allo Spirito.
Rendendo più libero lo Spirito Santo che è nei nostri cuori, egli potrà elargirci con più abbondanza i suoi doni, e potrà guidarci nel cammino della vita.

“Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio”.

Come vivere allora questa Parola?

Dobbiamo anzitutto renderci sempre più coscienti della presenza dello Spirito Santo in noi: portiamo nel nostro intimo un tesoro immenso; ma non ce ne rendiamo abbastanza conto. Possediamo una ricchezza straordinaria; ma resta per lo più inutilizzata.
Poi, affinché la sua voce sia da noi sentita e seguita, dobbiamo dire di no a tutto ciò che è contro la volontà di Dio e dire di sì a tutto il suo volere: no alle tentazioni, tagliando corto con le relative suggestioni; sì ai compiti che Dio ci ha affidato; sì all’amore verso tutti i prossimi; sì alle prove e alle difficoltà che incontriamo…
Se così faremo lo Spirito Santo ci guiderà dando alla nostra vita cristiana quel sapore, quel vigore, quel mordente, quella luminosità, che non può non avere se è autentica.
Allora anche chi è vicino a noi s’accorgerà che non siamo solo figli della nostra famiglia umana, ma figli di Dio.

Chiara Lubich

martedì 18 gennaio 2011

PAROLA DI VITA - GENNAIO 2011 "SPECIALE UNITA' DEI CRISTIANI"


Oggi inizia la ormai tradizionale Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani: carissimi amici, prendiamo sul serio questo momento fondamentale dell'anno, preghiamo sinceramente e intensamente per questa causa, eleviamo al Cielo un immenso coro orante per implorare dall'Eterno Divin Padre la grazia dello Spirito Santo su tutte le Chiese cristiane, perché tornino unite e affratellate dalla comunione di fede e dalla gioiosa partecipazione comune all'altare di Cristo! Carissimi, la divisione tra cristiani è il più grande scandalo della storia del cristianesimo, che purtroppo si protrae ormai da quasi un millennio, e il più grave inadempimento dei desideri del Signore! Fratelli, Vi supplichiamo dunque: preghiamo e viviamo per l'unità!

La redazione


* * *


«La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune» (At 4,32).


Questa Parola presenta uno di quei quadretti letterari (vedi anche 2,42; 5,12-16), nei quali l'autore degli Atti degli Apostoli ci fa conoscere a grandi linee la prima comunità cristiana di Gerusalemme. Questa vi appare caratterizzata da una straordinaria freschezza e dinamismo spirituale, dalla preghiera e dalla testimonianza, soprattutto da una grande unità, la nota che Gesù aveva voluto come contrassegno inconfondibile e sorgente della fecondità della sua Chiesa.

Lo Spirito Santo, che viene donato nel Battesimo a tutti coloro che accolgono la parola di Gesù, essendo spirito di amore e di unità, faceva di tutti i credenti una cosa sola con il Risorto e tra di loro superando tutte le differenze di razza, di cultura e di classe sociale.


«La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune».


Ma vediamo più dettagliatamente gli aspetti di questa unità.

Lo Spirito Santo operava innanzitutto fra i credenti l'unità dei cuori e delle menti, aiutandoli a superare quei sentimenti che la rendono difficile, nella dinamica della comunione fraterna.

L'ostacolo più grande infatti all'unità è il nostro individualismo; è l'attaccamento alle nostre idee, vedute e gusti personali. È col nostro egoismo che si costruiscono le barriere con cui ci isoliamo ed escludiamo chi è diverso da noi.


«La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune».


L'unità operata dallo Spirito Santo, poi, si rifletteva necessariamente sulla vita dei credenti. L'unità di mente e di cuore s'incarnava e si manifestava in una solidarietà concreta, attraverso la condivisione dei propri beni con i fratelli e le sorelle che erano in necessità. Appunto perché era autentica, non tollerava che nella comunità alcuni vivessero nell'abbondanza, mentre altri erano privi del necessario.


«La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune».


Come vivremo allora la Parola di vita di questo mese? Essa sottolinea la comunione e l'unità tanto raccomandata da Gesù e per realizzare la quale egli ci ha donato il suo Spirito.

Cercheremo dunque, ascoltando la voce dello Spirito Santo, di crescere in questa comunione a tutti i livelli. Innanzitutto a livello spirituale, superando i germi di divisione che portiamo dentro di noi. Sarebbe, ad esempio, un controsenso voler essere uniti a Gesù e nello stesso tempo essere divisi fra di noi comportandoci individualisticamente, camminando ciascuno per proprio conto, giudicandoci e magari escludendoci. Occorre, dunque, una rinnovata conversione a Dio che ci vuole uniti.

Questa Parola, inoltre, ci aiuterà a capire sempre meglio la contraddizione che esiste tra fede cristiana ed uso egoistico dei beni materiali. Ci aiuterà a realizzare un'autentica solidarietà con quanti sono nel bisogno, pur nei limiti delle nostre possibilità.

Trovandoci poi nel mese in cui si celebra la settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, questa Parola ci spingerà a pregare e a rafforzare i nostri legami di unità e amore di condivisione con i nostri fratelli e sorelle appartenenti alle varie Chiese, con i quali abbiamo in comune l'unica fede e l'unico spirito di Cristo, ricevuto nel Battesimo.

Chiara Lubich

lunedì 17 gennaio 2011

"Sarà data pace alla Chiesa di Dio". LUCIA DIXIT

Sono giorni speciali, questi. Giorni buoni per i profeti, per gli uomini di buona volontà, per gli operatori di pace (sì, quelli che Gesù definisce beati), per le menti illuminate, per chi non si chiude nel gretto provincialismo di squallidi campanilismi e apre i propri occhi ad orizzonti più ampi, che abbracciano l'intera umanità, come lo sguardo d'amore del Signore nostro Gesù Cristo, morto in croce per salvare tutti gli uomini, di tutto il mondo, di tutti i tempi. Sono i giorni della fraternità universale, i giorni del dialogo sereno e intelligente: oggi la giornata del dialogo ebraico-cristiano (il dialogo interreligioso più ricco di contenuti che possa esistere) e da domani, per un intero ottavario, la settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. Nel nome della nostra sentita devozione alla gloriosa vergine megalomartire siracusana Santa Lucia, che prima di morire pronunciò una profezia di pace per la Chiesa, per la Sua potente intercessione celeste invochiamo da Dio la concordia, la piena comunione, la perfetta unità nella fede di tutti i credenti in Cristo del mondo, per realizzare la preghiera di Gesù al Padre "che tutti siano uno" (Gv 17,21).

sabato 8 gennaio 2011

LE 5 GIORNATE LUCIANE DI GENNAIO 2011


Ieri pomeriggio il segretario della Deputazione della Cappella di S. Lucia - organismo storico che da secoli si occupa del decoro delle celebrazioni siracusane in onore della Patrona, in sinergia con l'Arcidiocesi Metropolitana e il Comune del capoluogo aretuseo - ha inviato alla redazione del nostro blog un comunicato stampa ufficiale sulla base del quale formuliamo il seguente:


AVVISO SACRO

Si informano tutti i siracusani e tutti i devoti di S. Lucia che le Sacre Reliquie e il simulacro-reliquiario processionale della S. Patrona saranno solennemente esposti alla venerazione dei fedeli nella Cappella della Santa all'interno del Duomo di Siracusa, in tutti i giorni da domani, domenica 9 gennaio 2011, a giovedì 13 gennaio, ininterrottamente dalle ore 7.30 fino alla conclusione delle funzioni serali, in occasione della Festa della Dedicazione del Duomo (9 gennaio), della Commemorazione del Patrocinio di S. Lucia nel terremoto del 1693 (11 gennaio) e della Commemorazione delle Traslazioni delle Reliquie di S. Lucia (13 gennaio).

Le Ss. Messe verranno celebrate: domenica alle ore 8.00, 10.30, 12.00 e 19.00; da lunedì a giovedì alle ore 10.30 e 18.00 (lunedì la S. Messa delle ore 18.00 verrà celebrata da S. E. mons. Salvatore Pappalardo, l'Arcivescovo Metropolita).

SARAUSANA JE'! VIVA S. LUCIA!