mercoledì 13 ottobre 2010

LA PREGHIERA DEL MESE - OTTOBRE 2010

Nella seguente orazione composta dal card. Corrado Ursi quando era arcivescovo di Napoli, siamo condotti alla riflessione tra Lucia, che porta il nome di "figlia della Luce", e il nostro divenire come Lei "figli della Luce" grazie al sacramento del Battesimo, ritornando ogni volta alla Luce di Cristo attraverso la riconciliazione a Lui che ci viene offerta dal sacramento della Penitenza. Un invito a riscoprire il valore salvifico e vivificante dei sacramenti che abbiamo ricevuto da Cristo stesso operante nei Suoi Apostoli, ancora oggi rappresentati dalla Chiesa:

O gloriosa vergine e martire Lucia, che nel Battesimo ricevesti il nome e la condizione di "figlia della Luce", e vincendo ogni seduzione del male, rinunciando ad ogni piacere carnale per amare Dio e il prossimo con cuore indiviso, irradiasti nei Tuoi giorni e irradi tuttora con la Tua vita verginale la Luce, che è Cristo, intercedi per noi.
Ottienici dal Signore la forza perché possiamo vivere nella grazia divina come veri Suoi figli, mantenendo sempre accesa, nelle tempeste del male e degli scandali, quella fiaccola della fede e della carità che ci fu accesa nel Battesimo alla fiamma del Risorto.
Quando disgraziatamente avessimo a ricadere nella colpa, Egli ci attiri e ci purifichi alla fonte della resurrezione che è il sacramento della Penitenza. Così rifulgerà in noi il volto di Dio e tutti gli uomini, attratti dalla luce delle nostre opere buone, glorificheranno il Padre nostro che è nei cieli.
A Lui l'onore e la gloria nei secoli. Amen.

sabato 2 ottobre 2010

PAROLA DI VITA - OTTOBRE 2010

«Amerai il prossimo tuo come te stesso» (Mt 22,39).
Questa Parola la si trova già nell’Antico Testamento.
Per rispondere ad una domanda, Gesù si inserisce nella grande tradizione profetica e rabbinica che era alla ricerca del principio unificatore della Torah, e cioè dell’insegnamento di Dio contenuto nella Bibbia. Rabbi Hillel, un suo contemporaneo, aveva detto: «Non fare al prossimo tuo ciò che è odioso a te, questa è tutta la legge. Il resto è solo spiegazione».

Per i maestri dell’ebraismo l’amore del prossimo deriva dall’amore a Dio che ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, per cui non si può amare Dio senza amare la sua creatura: questo è il vero motivo dell’amore del prossimo, ed è «un grande e generale principio nella legge».

Gesù ribadisce questo principio e aggiunge che il comando di amare il prossimo è simile al primo e più grande comandamento, quello cioè di amare Dio con tutto il cuore, la mente e l’anima. Affermando una relazione di somiglianza fra i due comandamenti, Gesù li salda definitivamente e così farà tutta la tradizione cristiana; come dirà lapidariamente l’apostolo Giovanni: «Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede».

«Amerai il prossimo tuo come te stesso».

Prossimo – lo dice chiaramente tutto il Vangelo – è ogni essere umano, uomo o donna, amico o nemico, al quale si deve rispetto, considerazione, stima. L’amore del prossimo è universale e personale al tempo stesso. Abbraccia tutta l’umanità e si concreta in colui-che-ti-sta-vicino.

Ma chi può darci un cuore così grande, chi può suscitare in noi una tale benevolenza da farci sentire vicini – prossimi – anche coloro che sono più estranei a noi, da farci superare l’amore di sé, per vedere questo sé negli altri? È un dono di Dio, anzi è lo stesso amore di Dio che «è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato».
Non è quindi un amore comune, non una semplice amicizia, non la sola filantropia, ma quell’amore che è versato sin dal battesimo nei nostri cuori: quell’amore che è la vita di Dio stesso, della Trinità beata, al quale noi possiamo partecipare.

Dunque l’amore è tutto, ma per poterlo vivere bene occorre conoscere le sue qualità che emergono dal Vangelo e dalla Scrittura in genere e che ci sembra poter riassumere in alcuni aspetti fondamentali.
Per prima cosa Gesù, che è morto per tutti, amando tutti, ci insegna che il vero amore va indirizzato a tutti. Non come l’amore che viviamo noi tante volte, semplicemente umano, che ha un raggio ristretto: la famiglia, gli amici, i vicini…

L’amore vero che Gesù vuole non ammette discriminazioni: non distingue tanto la persona simpatica dall’antipatica, non c’è per esso il bello, il brutto, il grande o il piccolo; per questo amore non c’è quello della mia patria o lo straniero, quello della mia Chiesa o di un’altra, della mia religione o di un’altra. Tutti ama quest’amore. E così dobbiamo fare noi: amare tutti.

L’amore vero, ancora, ama per primo, non aspetta di essere amato, come in genere è dell’amore umano: si ama chi ci ama. No, l’amore vero prende l’iniziativa, come ha fatto il Padre quando, essendo noi ancora peccatori, quindi non amanti, ha mandato il Figlio per salvarci.
Quindi: amare tutti e amare per primi.

E ancora: l’amore vero vede Gesù in ogni prossimo: «L’hai fatto a me» ci dirà Gesù al giudizio finale. E ciò vale per il bene che facciamo e anche per il male purtroppo.
L’amore vero ama l’amico e anche il nemico: gli fa del bene, prega per lui.
Gesù vuole anche che l’amore, che egli ha portato sulla terra, diventi reciproco: che l’uno ami l’altro e viceversa, sì da arrivare all’unità.
Tutte queste qualità dell’amore ci fanno capire e vivere meglio la parola di vita di questo mese.

«Amerai il prossimo tuo come te stesso».

Sì, l’amore vero ama l’altro come sé stesso. E ciò va preso alla lettera: occorre proprio vedere nell’altro un altro sé e fare all’altro quello che si farebbe a sé stessi. L’amore vero è quello che sa soffrire con chi soffre, godere con chi gode, portare i pesi altrui, che sa, come dice Paolo, farsi uno con la persona amata. È un amore, quindi, non solo di sentimento, o di belle parole, ma di fatti concreti.

Chi ha un altro credo religioso cerca pure di fare così per la cosiddetta “regola d’oro” che ritroviamo in tutte le religioni. Essa vuole che si faccia agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi. Gandhi la spiega in modo molto semplice ed efficace: «Non posso farti del male senza ferirmi io stesso».

Questo mese, dunque, deve essere un’occasione per rimettere a fuoco l’amore del prossimo, che ha così tanti volti: dal vicino di casa, alla compagna di scuola, dall’amico alla parente più stretta. Ma ha anche i volti di quell’umanità angosciata che la tv porta nelle nostre case dai luoghi di guerra e di catastrofi naturali. Una volta erano sconosciuti e lontani mille miglia. Ora sono divenuti anch’essi nostri prossimi.
L’amore ci suggerirà volta per volta cosa fare, e dilaterà a poco a poco il nostro cuore sulla misura di quello di Gesù.

Chiara Lubich

mercoledì 1 settembre 2010

PAROLA DI VITA - SETTEMBRE 2010

"Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette" (Mt 18,22).

Gesù con queste sue parole risponde a Pietro che, dopo aver ascoltato cose meravigliose dalla sua bocca, gli ha posto questa domanda: "Signore, quante volte dovrò perdonare a mio fratello, se pecca contro di me? fino a sette volte?". E Gesù: "Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette".
Pietro, probabilmente, sotto l'influenza della predicazione del Maestro, aveva pensato di lanciarsi, buono e generoso com'era, nella sua nuova linea, facendo qualcosa di eccezionale: arrivando a perdonare fino a sette volte. […]
Ma Gesù rispondendo: "…fino a settanta volte sette", dice che per lui il perdono deve essere illimitato: occorre perdonare sempre.
"Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette".

Questa Parola fa ricordare il canto biblico di Lamech, un discendente di Adamo: "Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamech settantasette". Così inizia il dilagare dell'odio nei rapporti fra gli uomini del mondo: ingrossa come un fiume in piena.
A questo dilagare del male, Gesù oppone il perdono senza limite, incondizionato, capace di rompere il cerchio della violenza.
Il perdono è l'unica soluzione per arginare il disordine e aprire all'umanità un futuro che non sia l'autodistruzione.
"Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette".
Perdonare. Perdonare sempre. Il perdono non è dimenticanza che spesso significa non voler guardare in faccia la realtà. Il perdono non è debolezza, e cioè non tener conto di un torto per paura del più forte che l'ha commesso. Il perdono non consiste nell'affermare senza importanza ciò che è grave, o bene ciò che è male.
Il perdono non è indifferenza. Il perdono è un atto di volontà e di lucidità, quindi di libertà, che consiste nell'accogliere il fratello e la sorella così com'è, nonostante il male che ci ha fatto, come Dio accoglie noi peccatori, nonostante i nostri difetti. Il perdono consiste nel non rispondere all'offesa con l'offesa, ma nel fare quanto Paolo dice: "Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male" .
Il perdono consiste nell'aprire a chi ti fa del torto la possibilità d'un nuovo rapporto con te, la possibilità quindi per lui e per te di ricominciare la vita, d'aver un avvenire in cui il male non abbia l'ultima parola.
"Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette".
Come si farà allora a vivere questa Parola?
Pietro aveva chiesto a Gesù: "Quante volte dovrò perdonare a mio fratello?".
E Gesù, rispondendo, aveva di mira, dunque, soprattutto i rapporti fra cristiani, fra membri della stessa comunità.
E' dunque prima di tutto con gli altri fratelli e sorelle nella fede che bisogna comportarsi così: in famiglia, sul lavoro, a scuola o nella comunità di cui si fa parte.
Sappiamo quanto spesso si vuole compensare con un atto, con una parola corrispondente, l'offesa subita.
Si sa come per diversità di carattere, o per nervosismo, o per altre cause, le mancanze di amore sono frequenti fra persone che vivono insieme. Ebbene, occorre ricordare che solo un atteggiamento di perdono, sempre rinnovato, può mantenere la pace e l'unità tra fratelli.
Ci sarà sempre la tendenza a pensare ai difetti delle sorelle e dei fratelli, a ricordarsi del loro passato, a volerli diversi da come sono… Occorre far l'abitudine a vederli con occhio nuovo e nuovi loro stessi, accettandoli sempre, subito e fino in fondo, anche se non si pentono.
Si dirà: "Ma ciò è difficile". Si capisce. Ma qui è il bello del cristianesimo. Non per nulla siamo alla sequela di Cristo che, sulla croce, ha chiesto perdono al Padre per coloro che gli avevano dato la morte, ed è risorto.
Coraggio. Iniziamo una vita così, che ci assicura una pace mai provata e tanta gioia sconosciuta.

Chiara Lubich

sabato 28 agosto 2010

Lucia, nostra "compagna di viaggio"

(Ignazio Marabitti: S. Lucia, facciata del Duomo di Siracusa)

"Beato l'uomo che trova in Te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio" (Salmo 84,6).
La vita di ciascuno di noi è un viaggio.
La vita di ogni cristiano è un santo viaggio, cioè un viaggio verso la santità, verso la propria santificazione.
E, come dice l'Apostolo San Paolo, "è volontà di Dio la vostra santificazione" (1 Tessalonicesi 4,3).
Siamo tutti in viaggio, dunque, per farci santi.
C'è chi ha già compiuto eccellentemente questo viaggio prima di noi, giungendo gloriosamente alla meta: i Santi. La devozione ai Santi non è allotria o idolatria o superstizione o ingenuità: è degna parte del patrimonio eterno della fede cristiana.
Il magistero del papa sia sempre la nostra guida e il faro di questo cammino di tutti i cristiani "in viaggio".
Nella più recente udienza generale, lo scorso mercoledì, il Santo Padre Benedetto XVI ha detto, tra il resto: "Ognuno dovrebbe avere qualche santo che gli sia familiare, per sentirlo vicino con la preghiera e l’intercessione, ma anche per imitarlo. Siate certi che diventeranno buone guide per amare ancora di più il Signore e validi aiuti per la vostra crescita umana e cristiana".
Noi sappiamo bene che questo è vero, perché lo abbiamo sperimentato personalmente e incontestabilmente: Lei, Lucia, la piccola nobilissima vergine siracusana che ha donato totalmente la Sua vita a Cristo e ha affrontato per Lui, con coraggio eroico, il martirio e la morte.
Lei, Lucia, è la nostra dolcissima e amatissima "compagna di viaggio". Con Lucia a Cristo!
A tutti, allora, ... "buon viaggio"!

sabato 7 agosto 2010

DOMANI ESPOSIZIONE RELIQUIE E SIMULACRO DI S. LUCIA


AVVISO SACRO - Domani, domenica 8 agosto, le Sacre Reliquie e il simulacro-reliquiario argenteo di S. Lucia verranno solennemente esposti alla venerazione dei fedeli nel Duomo di Siracusa, ininterrottamente dalle ore 7.30 fino al termine delle funzioni religiose. Sante Messe alle ore 8.00, 10.30, 12.00 e 19.00.

Occasione eccezionale per accostarsi a quei santissimi resti del corpo verginale della nostra Patrona che la Sua e nostra città di Siracusa custodisce gelosamente qual preziosissimo tesoro, e per ammirare quello splendido capolavoro dell'argenteria e oreficeria siciliana tra XVI e XVII sec. che è il meraviglioso simulacro-reliquiario (contiene infatti alcuni frammenti di costole della Santa in una teca posta all'altezza del petto) posto sulla cassa reliquiaria (originariamente destinata a contenere l'intero corpo della martire siracusana, tuttora a Venezia) istoriata da sei bassorilievi argentei raffiguranti alcuni episodi salienti della vita di Lucia.

Tutti, siracusani e forestieri, sono invitati a questo importante appuntamento di preghiera.

Sarausana jè, viva Santa Lucia!!!

mercoledì 4 agosto 2010

PAROLA DI VITA - AGOSTO 2010

Agosto: mese mariano.

Vi splende al centro una gemma preziosa: la solennità dell'Assunzione in Cielo della Madre di Dio, l'Immacolata e sempre Vergine Maria Santissima, che a Siracusa festeggeremo grandiosamente con la tipica processione a mare, nel meraviglioso Porto Grande (nella cui occasione domanderemo la grazia che esso non venga mai deturpato e distrutto da illecite manovre politiche).

Coronano tale solennità, tutt'intorno, tante grandi e piccole celebrazioni mariane, alcune d'àmbito locale e altre diffuse universalmente.

Tra queste, per noi Siracusani, brilla un vero e proprio faro per l'anno liturgico: la solennità della Beata Vergine Maria delle Lacrime, nell'anniversario della prodigiosa Lacrimazione del Cuore Immacolato di Maria, avvenuta a Siracusa dal 29 agosto al 1° settembre 1953, approvata dalla scienza e dalla Chiesa.

Per il nostro tradizionale appuntamento mensile con la lettura della Sacra Scrittura, secondo l'esempio di Santa Lucia, meditiamo pertanto su una delle Beatitudini di Maria:

"E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore." (Lc 1,45)

Questa Parola fa parte di un avvenimento semplice e altissimo al tempo stesso: è l'incontro fra due gestanti, fra due madri, la cui simbiosi spirituale e fisica con i loro figli è totale. Sono esse la loro bocca, i loro sentimenti. Quando parla Maria, il bambino di Elisabetta fa un balzo di gioia nel suo ventre. Quando parla Elisabetta sembra che le parole le siano messe sulle labbra dal Precursore. Ma mentre le prime parole del suo inno di lode a Maria sono rivolte personalmente alla madre del Signore, le ultime sono dette in terza persona: "Beata colei che ha creduto".
Così la sua "affermazione acquista carattere di verità universale: la beatitudine vale per tutti i credenti, concerne coloro che accolgono la Parola di Dio e la mettono in pratica e che trovano in Maria il modello ideale" .
"E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore."
E' la prima beatitudine del Vangelo che riguarda Maria, ma anche tutti coloro che la vogliono seguire e imitare.
C'è uno stretto legame, in Maria, tra fede e maternità, come frutto dell'ascolto della Parola. E Luca qui ci suggerisce qualcosa che riguarda anche noi. Più avanti nel suo Vangelo Gesù dice: "Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica" .
Anticipando quasi queste parole, Elisabetta, mossa dallo Spirito Santo, ci annuncia che ogni discepolo può diventare "madre" del Signore. La condizione è che creda alla Parola di Dio e che la viva.
"E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore."

Maria, dopo Gesù, è colei che meglio e più perfettamente ha saputo dire "sì" a Dio. E' soprattutto questa la sua santità e la sua grandezza. E se Gesù è il Verbo, la Parola incarnata, Maria, per la sua fede nella Parola è la Parola vissuta, ma creatura come noi, uguale a noi.
Il ruolo di Maria come madre di Dio è eccelso e grandioso. Ma Dio non chiama solo la Vergine a generare Cristo in sé. Seppure in altro modo, ogni cristiano ha un simile compito: quello di incarnare Cristo fino a ripetere, come san Paolo: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" .
Ma come attuare ciò?
Con l'atteggiamento di Maria verso la Parola di Dio e cioè di totale disponibilità. Credere dunque, con Maria, che si realizzeranno tutte le promesse contenute nella Parola di Gesù e affrontare, come Maria, se occorre, il rischio dell'assurdo che alle volte la sua Parola comporta.
Grandi e piccole cose, ma sempre meravigliose, accadono a chi crede nella Parola. Si potrebbero riempire dei libri con i fatti che lo provano.
Chi può dimenticare quando, in piena guerra, credendo alle parole di Gesù "chiedete e vi sarà dato" abbiamo chiesto tutto quello di cui tanti poveri in città avevano bisogno e vedevamo arrivare sacchi di farina, scatole di latte, di marmellata, legna, vestiario?
Anche oggi accadono le stesse cose. "Date e vi sarà dato" e i magazzini della carità sono sempre pieni, essendo regolarmente svuotati.
Ma ciò che colpisce di più è come le parole di Gesù sono vere sempre e dovunque. E l'aiuto di Dio arriva puntuale anche in circostanze impossibili, e nei punti più isolati della terra, come è accaduto poco tempo fa ad una madre che vive in grande povertà. Un giorno si è sentita spinta a dare i suoi ultimi soldi ad una persona più povera di lei. Credeva a quel "date e vi sarà dato" del Vangelo. E aveva una grande pace nell'animo. Poco dopo è arrivata la sua bambina più piccola e le ha mostrato un dono appena ricevuto da un anziano parente che, per caso, era passato di lì: nella sua manina c'erano i soldi moltiplicati.
Una "piccola" esperienza come questa ci spinge a credere nel Vangelo; e ciascuno di noi può provare quella gioia, quella beatitudine che viene dal vedere realizzate le promesse di Gesù.
Quando, nella vita di tutti i giorni, nella lettura delle Sacre Scritture ci incontreremo con la Parola di Dio, apriamo il nostro cuore all'ascolto, con la fede che ciò che Gesù ci chiede e promette si avvererà. Non tarderemo a scoprire, come Maria e come quella madre, che Egli mantiene le sue promesse.

+ Chiara Lubich

(tratto da: "Città Nuova" 1999/14, p. 33)

martedì 13 luglio 2010

LA PREGHIERA DEL MESE - LUGLIO 2010

(Norcia, basilica di San Benedetto: Madonna col Bambino, Santa Lucia, San Carlo Borromeo e un Santo Vescovo)

Questo blog è nato in memoria dell'Anno Luciano 2004, speciale e unico nella storia per lo straordinario evento del RITORNO DEL CORPO DI S. LUCIA A SIRACUSA. In quell'occasione a Siracusa si sono moltiplicate iniziative d'ogni genere per celebrare l'evento, scaturite dall'infinito amore dei Siracusani per la propria piccola e dolce Vergine Patrona. Tra queste iniziative, la ristampa anastatica di un bel libretto pubblicato in occasione del precedente centenario del martirio di Lucia (e cioè il sedicesimo, che ricorreva nel 1904): VITO MANGIAPANI, Santa Lucia. Cenni storici, Tredicina e Preghiere, presentazione di mons. Pasquale Magnano, Emanuele Romeo Editore, Siracusa 2004 ("Reperti. Collana di Ristampe Anastatiche" 9). Dietro il frontespizio vi si leggono le seguenti sentite parole: Pubblicato nella ricorrenza del XVII centenario del martirio di Santa Lucia Vergine e Martire Siracusana. Dedicato a Santa Lucia in occasione del Suo ritorno a Siracusa. Riproduciamo alla lettera un'antica orazione riportata nello stesso libretto:

O Dio, che avete fatto risplendere per ogni dove la Beata Lucia Vergine e Martire, Vostra per il dono della verginità e per quello della sapienza, concedeteci pei suoi meriti e per la Sua intercessione che, amandoVi di puro cuore possiamo esser degni di ottenere la sapienza dei santi. Per Cristo Signor nostro che Teco vive e regna nell'unità dello Spirito Santo Dio per tutti i secoli dei secoli. Così sia.

lunedì 12 luglio 2010

UN PROMEMORIA PER VOI: DOMANI MESSA VOTIVA DI S. LUCIA




AVVISO SACRO - Come avviene regolarmente per tutto l'anno, anche nella giornata di domani, 13 del mese, a Siracusa verrà celebrata la Santa Messa solenne in onore di Santa Lucia, nel giorno mensile dedicato alla Santa Patrona. La Messa votiva viene celebrata due volte: nella Cappella della Santa in Cattedrale alle ore 19.00 e poi nella Cripta del Sepolcro della Santa (in piazza Santa Lucia) alle ore 20.00. Nell'occasione, come di consueto, vengono presentate alla Martire siracusana tutte le intenzioni di preghiera dei devoti, sia per i vivi che per i defunti. E' un momento importante, anzi è il momento fondamentale della vita del devoto: la partecipazione ai Divini Misteri nel nome della comune venerazione alle Sacre Reliquie e al Santo Sepolcro di Lucia. E' la Messa della comunità di tutti i devoti luciani, a qualunque associazione, confraternita o congregazione appartengano. Tutti i Siracusani sono invitati a partecipare ad almeno una delle due funzioni religiose, accostandosi ai Sacramenti secondo le disposizioni canoniche della Chiesa. Il 13 di ogni mese è la giornata di più intensa preghiera alla nostra Santa Concittadina, che il nostro poeta Tommaso Gargallo definì felicemente Verginella Gloriosa.

martedì 6 luglio 2010

DOMENICA ESPOSIZIONE RELIQUIE E SIMULACRO DI S. LUCIA


AVVISO SACRO - Domenica prossima, 11 luglio, le Sacre Reliquie e il venerato simulacro-reliquiario argenteo della taumaturga megalomartire siracusana Santa Lucia saranno esposti alla venerazione dei fedeli nel Duomo di Siracusa, dalle ore 7.30 fino al termine delle funzioni religiose. Orari Sante Messe: 8.00, 10.30, 12.00 e 19.00. Come da tradizione sarà possibile offrire omaggi floreali alla nostra Santa Patrona e Concittadina ed effettuare l'offerta dei ceri per grazia ricevuta o per richiesta di grazie, presso la Cappella della Santa. Grazie a Dio potremo nuovamente stringerci tutti ai piedi della nostra amata Lucia per una giornata di preghiera tutta dedicata a Lei! Sarausana jè, viva Santa Lucia!

giovedì 1 luglio 2010

PAROLA DI VITA - LUGLIO 2010

Con l'inizio del nuovo mese, come ormai da tradizione, meditiamo la Sacra Scrittura sull'esempio di Santa Lucia. Come tutti sanno, Lucia, da ricca che era, vendette tutti i suoi averi e donò il ricavato ai poveri: il Vangelo, Parola del Suo celeste Sposo Gesù, Le aveva ispirato questo gesto così radicale. Gli atti narrano che anche la madre di Lucia, la beata Eutichia, ispirata da una parabola evangelica affine a quella che vi proponiamo qui di séguito, rispose al pretendente di Lucia (che le domandava la spiegazione della rinuncia di Lucia alle Sue proprietà): "Lucia ha trovato un podere che le frutta un'ottima rendita e vende tutto per poter acquistarlo". Eutichia non mentiva, in quanto metaforicamente (ma il pretendente pagano non poteva comprenderlo), Lucia vendeva tutto proprio per acquistare un tesoro inestimabile, una perla preziosa impagabile, cioè la propria consacrazione sponsale a Cristo, Colui che aveva detto: "Se vuoi essere perfetto, va', vendi tutto ciò che hai e dàllo ai poveri, poi vieni e seguimi". E' quanto ha compiuto la nostra Lucia.

"Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra" (Mt 13, 45-46)

In questa brevissima parabola, Gesù colpisce fortemente l’immaginazione dei suoi ascoltatori. Tutti sapevano il valore delle perle che, assieme all’oro, erano allora quanto di più prezioso si conoscesse.
In più, le Scritture parlavano della sapienza e cioè della conoscenza di Dio come di qualcosa da non paragonare "neppure a una gemma inestimabile" .
Ma viene in rilievo nella parabola l’avvenimento eccezionale, sorprendente e inatteso che rappresenta per quel commerciante l’aver adocchiato, forse in un bazar, una perla che solo ai suoi occhi esperti aveva un valore enorme e dalla quale perciò poteva ricavare un ottimo profitto. Ecco perché, avendo fatto i suoi calcoli, decide che valeva la pena di vendere tutto per comprare la perla. E chi non avrebbe fatto lo stesso al suo posto?
Ecco dunque il significato profondo della parabola: l’incontro con Gesù, e cioè con il Regno di Dio fra noi – ecco la perla! -, è quell’occasione unica che bisogna prendere al volo, impegnando fino in fondo tutte le proprie energie e ciò che si possiede.

"Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra".

Non è la prima volta che i discepoli si sentono messi di fronte ad un’esigenza radicale e cioè a quel tutto che bisogna lasciare per seguire Gesù: i beni più preziosi quali gli affetti familiari, la sicurezza economica, le garanzie per il futuro.
Ma la sua non è una richiesta immotivata e assurda.
Per un "tutto" che si perde c’è un "tutto" che si trova, inestimabilmente più prezioso. Ogni volta che Gesù domanda qualcosa, promette anche di dare molto, molto di più, in misura sovrabbondante.
Così con questa parabola ci assicura che avremo tra le mani un tesoro che ci farà ricchi per sempre.
E, se può sembrare un errore lasciare il certo per l’incerto, un bene sicuro per un bene solo promesso, pensiamo a quel mercante: egli sa che quella perla è molto preziosa ed attende fiducioso ciò che gli procurerà trafficandola.
Così chi vuol seguire Gesù sa, vede, con gli occhi della fede, quale immenso guadagno sarà condividere con lui l'eredità del Regno per aver tutto lasciato almeno spiritualmente.
A tutti gli uomini Dio offre nella vita un’occasione del genere perché la sappiano afferrare.

"Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra".
E’ un invito concreto a mettere da parte tutti quegli idoli che nel cuore possono prendere il posto di Dio: carriera, matrimonio, studi, una bella casa, la professione, lo sport, il divertimento.
E’ un invito a mettere Dio al primo posto, al vertice di ogni nostro pensiero, di ogni nostro affetto perché tutto nella vita deve convergere a lui e tutto da lui deve discendere.
Facendo così, cercando il Regno, secondo la promessa evangelica, il resto ci sarà dato in sovrappiù . Accantonando tutto per il Regno di Dio riceviamo il centuplo in case, fratelli, sorelle, padri e madri, perché il Vangelo ha una chiara dimensione umana: Gesù è uomo-Dio e insieme al cibo spirituale ci assicura il pane, la casa, il vestito, la famiglia.
Forse dovremmo imparare dai "piccoli" a fidarci di più della Provvidenza del Padre, che non fa mancare nulla a chi dà, per amore, tutto quel poco che ha.
In Congo un gruppo di ragazzi fabbricano da alcuni mesi cartoline artistiche con la scorza di banana, vendute poi in Germania. In un primo momento trattengono tutto il ricavato (qualcuno mantiene con ciò l'intera famiglia). Ora hanno deciso di mettere il 50% in comune e 35 giovani disoccupati hanno ricevuto un aiuto.
E Dio non si lascia vincere in generosità: due di questi ragazzi hanno dato una tale testimonianza nel negozio ove sono impiegati, che diversi commercianti, in cerca di personale, si sono rivolti a quel negozio. Ben in undici hanno così trovato un lavoro fisso.

Chiara Lubich

lunedì 14 giugno 2010

SIRACUSA IN FESTA PER I SUOI SANTI!

Oggi, 14 giugno, Siracusa celebra una grande solennità: la memoria liturgica dei Santi Marciano e Metodio, importantissimi per la Chiesa locale siracusana e veneratissimi sin dall'antichità nelle antiche Chiese orientali, sia cattoliche che ortodosse.
Marciano era un contemporaneo di Gesù, e più o meno suo coetaneo. Discepolo di San Pietro Apostolo ad Antiochia, venne da lui stesso inviato a Siracusa (già nell'anno 39) per fondarvi la prima Chiesa d'Occidente, dal momento che allora la città era la più importante metropoli della Magna Grecia ed essendo scalo obbligato per tutti i viaggiatori nel Mediterraneo, era stata immediatamente raggiunta dai primissimi annunciatori del Vangelo, sùbito dopo la Pentecoste. Approdato all'estremità dell'isola di Ortigia (dove sorse, proprio in memoria dell'evento, la bellissima Chiesa dello Spirito Santo), con la predicazione della buona novella di Cristo e operando numerosi miracoli convertì moltissimi siracusani, tra i quali non pochi ebrei. A causa di ciò, nell'anno 68, i giudei per gelosia lo lapidarono e uccisero. Insieme a Santa Lucia, è patrono principale della città e dell'arcidiocesi di Siracusa. E' anche compatrono di Gaeta (provincia di Latina), nel cui duomo se ne conservano e venerano le Sacre Spoglie.
Metodio, siracusano di nascita, con eccellente formazione culturale, divenne monaco e poi patriarca di Costantinopoli. Fu coinvolto nelle aspre controversie dell'iconoclasmo, difendendo strenuamente la retta fede cristiana contro gli errori delle eresie, e - a prezzo di anni di prigionia in condizioni disumane, a causa dell'ostilità degli imperatori iconomachi - riuscì infine a ripristinare definitivamente la venerazione delle immagini sacre, nell'anno 843. A perenne memoria di ciò, istituì la cosiddetta festa dell'Ortodossia, che viene celebrata ancora oggi in tutte le Chiese orientali nella prima domenica di Quaresima.
Due santi della Chiesa siracusana, due santi dei primi secoli del cristianesimo, due santi della Chiesa indivisa del primo millennio, due santi amati e venerati in Oriente e in Occidente, così come Santa Lucia: possa la Loro intercessione accelerare l'ora della piena comunione tra le Chiese di Cristo, perché presto si realizzi il ritorno all'unità dei credenti voluta da Gesù!

domenica 13 giugno 2010

LA PREGHIERA DEL MESE - GIUGNO 2010

In questi anni contrassegnati dalla diffusione mondiale di internet, vetrina degli interessi più vari dell'umanità, notiamo che anche alla nostra Santa Lucia vengono degnamente dedicati molti siti web, riflesso della vitalità sempre crescente del Suo culto, pur a 17 secoli dal Suo martirio. Comunichiamo che la monumentale Basilica di Santa Lucia al Sepolcro (già extra moenia) di Siracusa, primo e principale santuario luciano del monso, edificato sùbito dopo il martirio della Santa sullo stesso luogo dove Ella venne decapitata e sepolta, ha pubblicato una nuova versione - molto bella e curata - del proprio sito internet, all'indirizzo: http://www.basilicasantalucia.com/ (il precedente indirizzo è disattivato). Consentiteci, anche a nome dei molti webmaster che a Siracusa e altrove offrono alla piccola Lucia queste moderne espressioni della loro venerazione, di rivolgere oggi alla nostra Patrona la seguente preghiera:

Nostra meravigliosa Santa Patrona e Concittadina, grazie per il Tuo instancabile patrocinio celeste sulla Tua e nostra amata città di Siracusa. Noi Tuoi figli e devoti glorifichiamo Dio e magnifichiamo Te per la Tua luminosissima vita, che splende sulle anime nostre. Accetta e benedici l'umile omaggio che Ti offriamo attraverso i nostri siti internet a Te dedicati, segno del nostro amore per Te e del servizio che vogliamo rendere al Tuo culto universale. Sarausana jè, viva Santa Lucia!

martedì 1 giugno 2010

PAROLA DI VITA - GIUGNO 2010

Un fatto vero. Siracusa, processione di Santa Lucia: due ragazze, al passaggio del simulacro, fissando lo sguardo sul volto della Patrona loro coetanea e concittadina, si confidano l'un l'altra "Certo, che esempio che ha dato Lucia: chi oggi, tra i giovani e le giovani della nostra età, sarebbe capace di fare come Lei?". Sì, come disse bene mons. Giuseppe Costanzo, nostro arcivescovo emerito, nel toccante discorso pronunciato il 22 dicembre 2004, in occasione della partenza del Corpo della Martire per Venezia, Lucia è una "gigante della santità, noi nani". Ma, giacché come devoti luciani dobbiamo mantenere viva la tensione ad imitarLa e cercare sempre più di seguire il Suo luminoso esempio, nonostante la nostra inadeguatezza, non possiamo arrenderci e autocommiserarci: la Parola che meditiamo in questo mese ci sprona a puntare in alto, verso il glorioso traguardo raggiunto da Lucia, che ha saputo "perdere" per Cristo la propria vita terrena, per ritrovare quella vera in Lui, quale regina in Cielo. Chissà quante volte Lucia, che era assidua nel meditare le Sacre Scritture, avrà trovato forza in questa frase di Gesù, fino a farne il segreto vincente nel momento supremo della Sua testimonianza d'amore verso il Suo Sposo: il martirio. A noi la chiamata a rispondere con lo stesso amore.

«Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà» (Mt 10,39).

Leggendo questa Parola di Gesù vengono in rilievo due tipi di vita: la vita terrena che si costruisce in questo mondo, e la vita soprannaturale data da Dio, attraverso Gesù, vita che non finisce con la morte e che nessuno può togliere.

Di fronte all’esistenza, allora, si possono avere due atteggiamenti: o attaccarsi alla vita terrena, considerandola come l’unico bene, e saremo portati a pensare a noi stessi, alle nostre cose, alle creature; ci chiuderemo nel nostro guscio, affermando solo il proprio io, e troveremo come conclusione alla fine, inevitabilmente, solo la morte. Oppure, diversamente, credendo che abbiamo ricevuto da Dio un’esistenza ben più profonda e autentica, avremo il coraggio di vivere in modo da meritare questo dono fino al punto di saper sacrificare la nostra vita terrena per l’altra.

«Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà».

Quando Gesù ha detto queste parole pensava al martirio. Noi, come ogni cristiano, dobbiamo essere pronti, per seguire il Maestro e rimanere fedeli al Vangelo, a perdere la nostra vita, morendo – se necessario – anche di morte violenta, e con la grazia di Dio ci sarà data con ciò la vera vita. Gesù per primo ha “perso la sua vita” e l’ha ottenuta glorificata. Egli ci ha preavvertito di non temere «quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima».

Oggi ci dice:

«Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà».

Se leggi attentamente il Vangelo, vedrai che Gesù torna su questo concetto per ben sei volte. Ciò sta a dimostrare che importanza esso abbia e in quale considerazione Gesù lo tenga.

Ma l’esortazione a perdere la propria vita non è per Gesù soltanto un invito a sostenere anche il martirio. È una legge fondamentale della vita cristiana.

Occorre esser pronti a rinunciare a fare di sé stessi l’ideale della vita, a rinunciare alla nostra indipendenza egoistica. Se vogliamo essere veri cristiani dobbiamo fare di Cristo il centro della nostra esistenza. E cosa Cristo vuole da noi? L’amore per gli altri. Se faremo nostro questo suo programma, avremo certamente perso noi stessi e trovato la vita.

E questo non vivere per sé, non è certamente, come qualcuno può pensare, un atteggiamento rinunciatario e passivo. L’impegno del cristiano è sempre assai grande e il suo senso di responsabilità è totale.

«Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà».

Fin da questa terra si può fare l’esperienza che nel dono di sé stessi, nell’amore vissuto, cresce in noi la vita. Quando avremo speso la nostra giornata al servizio degli altri, quando avremo saputo trasformare il lavoro quotidiano, magari monotono e duro, in un gesto d’amore, proveremo la gioia di sentirci più realizzati.

«Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà».

Seguendo i comandi di Gesù, che sono tutti imperniati sull’amore, dopo questa breve esistenza troveremo anche quella eterna.

Ricordiamo quale sarà il giudizio di Gesù nell’ultimo giorno. Egli dirà a quelli che stanno alla sua destra: «Venite, benedetti... perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare...; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito…».

Per farci partecipi dell’esistenza che non passa, guarderà unicamente se avremo amato il prossimo e riterrà fatto a sé quanto abbiamo fatto ad esso.

Come vivremo allora questa Parola? Come perderemo sin da oggi la nostra vita per trovarla?

Preparandoci al grande e decisivo esame per il quale siamo nati.

Guardiamoci attorno e riempiamo la giornata di atti di amore. Cristo si presenta a noi nei nostri figli, nella moglie, nel marito, nei compagni di lavoro, di partito, di svago, ecc. Facciamo del bene a tutti. E non dimentichiamo quelli di cui veniamo a conoscenza ogni giorno sui giornali o attraverso amici o per mezzo della televisione... Facciamo per tutti qualcosa, secondo le nostre possibilità. E quando quelle ci sembrassero esaurite, potremo ancora pregare per loro. È amore che vale.

lunedì 24 maggio 2010

Poesia siracusana per S. Lucia


... i "postumi" dell'ultima festa di S. Lucia a Siracusa si fanno ancora sentire con forza: il fervore della devozione e dell'amore sincero che tutto il popolo siracusano autentico tributa alla dolcissima patrona serba sempre intatto il suo entusiasmo e si trasforma in poesia. .. ecco, da un forum virtuale di devoti siracusani i seguenti intensi versi dedicati alla nostra specialissima Concittadina, nei quali si fa riferimento alla festa luciana di maggio e alla "mitica" figura tipicamente aretusea e vero simbolo cittadino dei "berretti verdi", cioè i portatori dell'argenteo simulacro-reliquiario processionale della Martire:


"IL PORTATORE DI SANTA LUCIA" di ALESSANDRO DURELLI


Come un sussurro di vento,
Di Lucia il simulacro d’argento,
Al terzo squillar del campanello
Scivolando dall’altar l’accoglie
Il portator dal verde cappello.

Bianca la quaglia in ciel,
Di Ortigia le vecchie strade,
Tra ali di folla in festa,
Stretto nella fede reca
Sulle spalle la Santa della Luce.

Guarda la folla ai lati,
Scruta l’espression dei visi,
Nei loro sguardi lieti
Brillan più le lacrime
Di tante luci accese.

Baglior nel ciel di luci,
Stretto in un coro di voci,
Inneggiando la Santa pia,
Grida "Sarausana jè
Viva Santa Lucia".

venerdì 14 maggio 2010

Il comandamento di Gesù sull'amore reciproco, testamento di Lucia


Buongiorno, carissimi!
Uno spunto per protrarre spiritualmente gli effetti dei festeggiamenti luciani da poco conclusi ci è donato dalla meditazione sulla vita di Santa Lucia, meditazione che ogni devoto è spinto a fare sempre, in special modo nei tempi forti che nell'anno liturgico sono dedicati alla nostra Santa Patrona.
Se si vuole essere sicuri di rendere sommamente contenta una persona, la via maestra è senza dubbio eseguire le sue ultime volontà, il suo testamento. Ora, gli Atti greci e latini del martirio di Lucia ci hanno tramandato in modo chiaro e limpido le ultimissime parole pronunciate dalla Santa prima di morire, cioè proprio il Suo testamento spirituale.
Avendo vissuto da Santa, fino all'estremo eroismo, Ella morì da Santa, affidando ai Suoi concittadini e a tutti i Suoi futuri devoti il seguente messaggio: "Voi mi onorerete, per grazia del Signore nostro Gesù Cristo, osservando di cuore i Suoi comandamenti". Lucia ci ha dunque spiegato come onorarLa degnamente: osservando i comandamenti del Signore. Questo vale immensamente più di ogni nostra festa, pur bella. Ma, a quali comandamenti si riferisce, precisamente? A rispondere è il Vangelo della Messa di oggi (che trascriviamo per intero qui sotto), magna charta per essere veri amici e discepoli di Cristo, e veri devoti di Lucia:

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (15,9-17)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
"Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel Ssuo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri".
Parola del Signore

Chi vuole onorare davvero Santa Lucia non ha altra strada.
E, assicura Gesù, seguendola avrà sempre la gioia piena, la felicità.

giovedì 13 maggio 2010

LA PREGHIERA DEL MESE - MAGGIO 2010

Da alcuni giorni si sono conclusi i festeggiamenti primaverili della città di Siracusa in onore di Santa Lucia. Si torna alla ferialità della vita quotidiana. Il devoto, con rinnovato fervore, continua a coltivare in cuor suo, custodito qual inestimabile tesoro, il suo amore e il suo rapporto perenne con la Santa. Come reagire a quel po' di inevitabile nostalgia che segue i giorni di festa? Mettendo in pratica ogni giorno, nel proprio luogo e nel proprio stato, gli insegnamenti ancora una volta ricevuti dal luminoso esempio di vita e di testimonianza cristiana autentica offerto dalla nostra Lucia. Coraggio, dunque, amici: iniziamo a vivere concretamente il Vangelo in tutti i momenti del nostro quotidiano, seguiamo le orme di Lucia sul sentiero delle Sue virtù e ... sarà sempre festa!

Il Suo aiuto, invocato nella preghiera, verrà incontro alla nostra debolezza:

O gloriosa Martire della Cattolica Chiesa,
Luce di Santità ed esempio di fortezza,
pensando alle Tue sublimi virtù
nasce in me la brama di praticarle,
ma sono debole a tanto:
perciò a Te mi volgo, o Vergine,
e Ti prego di ottenermi dal Sommo Bene
la costanza nell'effettuare il mio desiderio
e una scintilla del Tuo Divino Amore;
acciocché io sprezzi, al par di Te,
i vani piaceri terreni,
aspirando solennemente ai gaudi eterni.
Amen.

venerdì 7 maggio 2010

"Infra Octavam". Oggi la Commemorazione Liturgica


Siracusa, piazza del Duomo - prima domenica di maggio: tradizionale lancio festoso di colombi viaggiatori in ricordo della colomba che, entrando in duomo in quel lontanto ma indimenticabile 13 maggio 1646, fu il primo segno dell'intervento prodigioso di Santa Lucia, che pose fine alla carestia. La gioiosa tradizione folclorica del lancio di colombi, "commemorazione popolare", si sposa oggi con l'altrettanto gioiosa e solenne "commemorazione liturgica": riti complementari ed entrambi imperdibili per i devoti della Martire Siracusana.


Ricordiamo a tutti i devoti di Santa Lucia che oggì, venerdì dopo la prima domenica di maggio, il Calendario Liturgico della Chiesa Siracusana celebra ufficialmente il Patrocinio della Santa, secondo un'antica disposizione ecclesiastica della quale abbiamo già parlato nella rubrica "Curiosità Luciane".
Stasera, alle ore 19.00 nella Chiesa di Santa Lucia alla Badia, centro del culto luciano siracusano specificamente dedicato alla memoria del Patrocinio della Martire (come ben testimonia il grandioso affresco che campeggia al centro della volta), la solenne celebrazione eucaristica con il tradizionale panegirico della Patrona.

Accorriamo tutti insieme ai piedi della nostra Santa Concittadina per renderLe degno omaggio e ringraziarLa del Suo incessante sguardo d'amore col quale da oltre 17 secoli protegge, custodisce e preserva la Sua e nostra città dai pericoli.

Grazie, Lucia!
Sarausana jè, viva Santa Lucia!

martedì 4 maggio 2010

"Infra Octavam". La cronaca dell'evento di domenica



Nel tepore di questo frizzante clima di festa che avvolge magicamente la nostra meravigliosa città nel nome di Santa Lucia, pubblichiamo la buona sintesi della celebrazione luciana della scorsa domenica apparsa sul quotidiano "La Sicilia" di ieri lunedì 3 maggio, a firma di Massimiliano Torneo: soprattutto per evidenziare e apprezzare l'attivo coinvolgimento di tutta la cittadinanza e in particolare dei giovani (gli studenti e le studentesse delle scuole siracusane) in onore della loro Coetanea Protettrice, nella preparazione del corteo storico per la rievocazione del prodigio del 1646 che ha attraversato le strade principali tra la borgata di Santa Lucia e l'isola di Ortigia, tradizionali estremi dei festeggiamenti esterni in onore della Patrona:


Santa Lucia delle Quaglie. Un bagno di folla per la Patrona e una città entusiasta. Il messaggio di mons. Pappalardo
Il miracolo si è ripetuto ieri
SIRACUSA - Una giornata aperta dal corteo storico, rappresentazione del miracolo del 1646: a piedi, in abiti d'epoca, dallo sbarcadero a piazza Duomo, con appendice marinara, darsena-porto Grande-Ponte Umbertino. E alle 12,30 il cuore della festa: uscita del simulacro della santa Patrona dalla cattedrale, processione in una piazza Duomo gremita di fedeli, discorso del vescovo, lancio delle quaglie, ingresso a santa Lucia alla Badia.
È stata questa, ieri mattina, la festa del Patrocinio, santa Lucia di maggio. La festa che ricorda il miracolo del grano che pose fine alla carestia del 1646. Poco più di mezz'ora di ritardo sul tradizionale programma (questo l'unico appunto), e il simulacro della Patrona ha fatto capolino sul sagrato.
Quanto fosse trepidante l'attesa, lo ha sancito il boato che alle 12,35 ha salutato la santa sul portone della cattedrale. Poi uno stop: cavalli, carrozza e manovre in una piazza gremita, e alle 12,40 altro boato. Stavolta ancora più forte, più festoso: applausi, banda musicale, campane. Festa.
Sul sagrato, sotto l'ambito peso del simulacro, ecco i berretti verdi. La patrona è uscita dalla cattedrale per la 364esima edizione della festa di santa Lucia delle quaglie. A questo punto l'arcivescovo, Salvatore Pappalardo, ha dato vita al suo discorso. Attenzione alla crisi economica e ai suoi risvolti esistenziali: «Bisogna avere speranza. Con realistica fiducia supereremo questa crisi. Approfittiamone per riscoprire antichi valori, la fede e forme nuove d'impegno».
Per monsignor Pappalardo la crisi economica dev'essere «occasione di discernimento e di nuova progettualità. Di responsabilità e di partecipazione a valori condivisi come amore e pace. Chiediamo, oggi, che l'intercessione di santa Lucia ci sostenga per realizzare questo progetto».
La festa, per le strade, dalla Borgata a Ortigia, era cominciata già alle 9,30. Dallo sbarcadero s'era mosso il corteo di sbandieratori e figuranti in abiti d'epoca, disegnati e realizzati dagli studenti del corso Stilismo e Moda dell'Itas, Giovanna di Savoia. I ragazzi del Nautico, con un corteo via mare sulle tradizionali barche siracusane (i buzzetti), hanno dato vita alla rappresentazione di quanto accadde 364 anni fa: caricando di grano e legumi le barche e scaricando il carico al ponte Umbertino. Da qui è ripartito il corteo a piedi.
Sotto l'organizzazione dell'associazione Gozzo di Marika, hanno partecipato a questa rappresentazione: le scuole della città, cavalieri e dame della società ippica siracusana, i vigili urbani, i carabinieri a cavallo. Un mosaico sempre più colorato che ha entusiasmato siracusani e turisti che, dai bordi della strada hanno assistito, fotografato, applaudito.
Domenica prossima si replica: la processione s'inizierà alle 19 e come tradizione percorrerà le vie d'Ortigia per rientrare in cattedrale alle 21,30.
Massimiliano Torneo

"Infra Octavam". Esperienze vive di devoti

(solenne uscita trionfale del simulacro di S. Lucia dal Duomo di Siracusa, emozionante momento sempre atteso da tutti i Siracusani)

Amici carissimi, sappiamo che avete molto gradito il lavoro della nostra redazione per accompagnare i festeggiamenti luciani decembrini con la già collaudata rubrica "Infra Octavam", per cui quest'anno abbiamo pensato di farne anche una versione "primaverile" in occasione della festa di maggio, così importante per i siracusani insieme a quella di dicembre.

... E proprio questa rubrica ci sembra la sede adatta, quale privilegiato "salotto" nel quale i devoti si incontrano nei giorni dell'ottavario di S. Lucia, per raccontarvi alcune piccole ma interessanti storie vere dei devoti stessi, che il comune amore per la nostra S. Patrona rende una vera e propria famiglia.

1) Una devota di S. Lucia si è trovata, proprio la prima domenica di maggio, a dover partecipare ad una cerimonia nuziale di una coppia di amici nel nord Italia, e quindi a grande distanza fisica da Siracusa, dove lo stesso giorno si faceva festa solenne e gioiosa in onore dell'amata vergine martire. Ebbene, sorpresa inaspettata e inimmaginabile, ma enormemente gradita quale piccolo segno del Cielo, quando gli sposi sono usciti dalla chiesa dove si è svolta la celebrazione, anziché il solito lancio beneaugurale di chicchi di riso, che è comune dappertutto, stavolta sono stati lanciati, da parenti e amici, chicchi di grano! Immediata, per la devota protagonista di questo episodio, è stata l'associazione mentale con il miracolo dell'arrivo del grano a Siracusa grazie al potente intervento interceditore di S. Lucia, il cui ricordo si stava celebrando solennemente proprio in quel giorno!

2) Un altro devoto di S. Lucia, sempre la prima domenica di maggio, si trovava purtroppo lontano da Siracusa e pertanto non poteva essere presente alle celebrazioni per il Patrocinio della Santa, come avrebbe immancabilmente fatto se fosse stato in città. La liturgia domenicale alla quale ha avuto la possibilità di partecipare in quel giorno era di rito bizantino, per il quale il Lezionario liturgico di quella domenica prevedeva la lettura del passo degli Atti degli Apostoli in cui si narra della profezia del giusto Agabo, che "annunziò per impulso dello Spirito che sarebbe scoppiata una grave carestia su tutta la terra, ciò che di fatto avvenne" (At 11,28), grazie alla cui carismatica parola si mobilitò la fraterna condivisione dei beni della Chiesa primitiva di Antiochia a favore dei fratelli della Giudea. Nel sentir proclamare proprio quel brano, questo devoto di S. Lucia ha avvertito un piccolo segno della presenza spirituale della prediletta Santa, che dietro il riferimento biblico a quella carestia ha voluto nascostamente ricordargli anche la carestia dalla quale il Suo celeste patrocinio salvò più volte la Sua Siracusa.

"Infra Octavam". Curiosità Luciane - 3: perché la liturgia commemora il Patrocinio venerdì?

(particolare "notturno" dello splendido simulacro processionale di S. Lucia di Siracusa)


Eh sì, bella domanda vero? La Festa del Patrocinio di Santa Lucia, tipicamente siracusana, la seconda festa luciana dell'anno per importanza (dopo la Solennità del 13 Dicembre), si celebra sempre, sin dalla sua istituzione nel 1646, dalla prima alla seconda domenica di maggio per un ininterrotto ottavario di solenni funzioni religiose e manifestazioni culturali e popolari. Quindi, dal momento che le celebrazioni pontificali e le imponenti processioni si svolgono nelle due domeniche, si potrebbe pensare che anche il calendario liturgico siracusano riporti tale ricorrenza la prima domenica di maggio (popolarmente detta "Santa Lucia delle quaglie" per via del tradizionale lancio di colombi a ricordo di quella colomba che fece da segnale per la miracolosa cessazione della carestia). Invece, la Commemorazione Liturgica del Patrocinio di Santa Lucia, e cioè la giornata ufficiale nella quale la Chiesa Siracusana celebra il ricordo del prodigioso evento, ricorre sempre nel Venerdì infra Octavam, cioè quello compreso tra la prima e la seconda domenica di maggio, per la cui occasione viene pronunciato uno speciale Panegirico di Santa Lucia con particolare attenzione al tema della Sua plurisecolare protezione sulla Sua città. Perché venerdì? Si tratta di una soluzione molto saggia della Chiesa locale, per evitare la concorrenza della commemorazione del Patrocinio della Martire con la celebrazione delle Domeniche del Tempo di Pasqua, tutte dedicate al Signore e alla Sua Resurrezione, e soprattutto con le Solennità dell'Ascensione del Signore e della Pentecoste, che avrebbero comunque la precedenza liturgica su tutte le celebrazioni in onore dei Santi, anche se Patroni Principali come è per noi Santa Lucia. Quindi, per non far mai coincidere le ricorrenze, la Chiesa di Siracusa ha stabilito che la celebrazione interna della Commemorazione Liturgica fosse collocata la sera del venerdì, mentre le processioni esterne - sempre seguite da un gran concorso di popolo - si svolgessero nelle giornate domenicali, per renderne più agevole la partecipazione sia ai lavoratori sia ai forestieri, che più difficilmente avrebbero potuto essere presenti nei giorni feriali.