Benvenuti nel 1° blog dedicato a S. LUCIA VERGINE E MARTIRE (Siracusa, fine III sec. - 13 dicembre 304). Realizzato dai devoti siracusani, in ricordo della storica VISITA DEL CORPO DI S. LUCIA A SIRACUSA (15-22 dicembre 2004, nel 17° Centenario del Martirio). Email redazione: amicisantalucia@yahoo.it. VIVA S. LUCIA!
martedì 4 maggio 2010
"Infra Octavam". Curiosità Luciane - 3: perché la liturgia commemora il Patrocinio venerdì?
sabato 1 maggio 2010
PAROLA DI VITA - MAGGIO 2010 "SPECIALE FESTA DEL PATROCINIO DI S. LUCIA"
Lucia è seguace fedele di Cristo, Luce del mondo, e la fonte della Luce di Cristo è l'Amore. In questa luminosa e primaverile festa luciana di maggio, riscopriamo - attraverso la seguente meditazione del Vangelo - il valore illuminante dell'Amore di Dio.
"Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui" (Gv 14,21)
Nell'ultimo discorso di Gesù, l'amore è al centro: l'amore del Padre per il Figlio, l'amore per Gesù che è osservanza dei suoi comandamenti.
Coloro che ascoltavano Gesù non facevano fatica a riconoscere nelle sue parole un'eco dei Libri sapienziali: "l'amore è osservanza delle sue leggi" e "facilmente è contemplata - la Sapienza - da chi l'ama" . E soprattutto quel manifestarsi a chi lo ama trova il suo parallelo veterotestamentario in Sap 1,2, dove si dice che il Signore si manifesterà a coloro che credono in lui.
Ora il senso di questa Parola, che proponiamo, è: chi ama il Figlio è amato dal Padre, ed è riamato dal Figlio che si manifesta a lui.
Tale manifestazione di Gesù chiede però di amare.
Non si concepisce un cristiano che non abbia questo dinamismo, questa carica d'amore nel cuore. Un orologio non funziona, non dà l'ora - e si può dire che non è neppure un orologio - se non è carico. Così un cristiano, che non è sempre nella tensione di amare, non merita il nome di cristiano.
E questo perché tutti i comandamenti di Gesù si riassumono in uno solo: in quello dell'amore per Dio e il prossimo, nel quale vedere e amare Gesù.
L'amore non è mero sentimentalismo ma si traduce in vita concreta, nel servizio ai fratelli, specie quelli che ci stanno accanto, cominciando dalle piccole cose, dai servizi più umili.
Dice Charles de Foucauld: "Quando si ama qualcuno, si è molto realmente in lui, si è in lui con l'amore, si vive in lui con l'amore, non si vive più in sé, si è 'distaccati' da sé, 'fuori' di sé" .
Ed è per questo amore che si fa strada in noi la sua luce, la luce di Gesù, secondo la sua promessa: "A chi mi ama ... mi manifesterò a lui" . L'amore è fonte di luce: amando si comprende di più Dio che è amore.
E questo fa sì che si ami ancora di più e si approfondisca il rapporto con i prossimi.
Questa luce, questa conoscenza amorosa di Dio è dunque il suggello, la riprova del vero amore. E la si può sperimentare in vari modi, perché in ciascuno di noi la luce assume un colore, una sua tonalità. Ma ha delle caratteristiche comuni: ci illumina sulla volontà di Dio, ci dà pace, serenità, e una comprensione sempre nuova della Parola di Dio. E' una luce calda che ci stimola a camminare nella via della vita in modo sempre più sicuro e spedito. Quando le ombre dell'esistenza ci rendono incerto il cammino, quando addirittura fossimo bloccati dall'oscurità, questa Parola del Vangelo ci ricorderà che la luce s'accende con l'amore e che basterà un gesto concreto d'amore anche piccolo (una preghiera, un sorriso, una parola), a darci quel barlume che ci permette di andare avanti.
Quando si va in bicicletta di notte, se ci si ferma si piomba nel buio, ma se ci si rimette a pedalare la dinamo darà la corrente necessaria per vedere la strada.
Così è nella vita: basta rimettere in moto l'amore, quello vero, quello che dà senza aspettarsi nulla, per riaccendere in noi la fede e la speranza.
Chiara Lubich
"GRAZIE" DEDICATO A S. LUCIA DA TUTTI I SIRACUSANI

venerdì 23 aprile 2010
PROGRAMMA "FESTA DEL PATROCINIO"
Ore 11.45: solenne traslazione del Simulacro-Reliquiario di S. Lucia dalla Sua Cappella all'Altare maggiore.
Ore 19.00: solenni Vespri Pontificali officiati da S. E. mons. Giuseppe Costanzo, arcivescovo emerito di Siracusa, e cantati dalla Schola cantorum del Santuario Madonna delle Lacrime (direttore: M° Ivan Manzella).
Ore 21.30: concerto in onore di S. Lucia sul sagrato eseguito dalla banda municipale (direttore: M° Michele Pupillo).
Ore 08.00: S. Messa.
Ore 10.30: solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta da S. E. mons. Calogero Peri OFM, vescovo di Caltagirone, e cantata dalla Schola cantorum della Madonna delle Lacrime; pellegrinaggio dei devoti di S. Lucia di Carlentini (Siracusa).
Ore 12.00: processione delle Sacre Reliquie e del Simulacro-Reliquiario di S. Lucia in piazza del Duomo, dalla Cattedrale alla Chiesa di S. Lucia alla Badia; tradizionale lancio di colombi viaggiatori in onore della S. Patrona (a cura della Società Colombofila Siracusana "Dionisio"); rievocazione storica del prodigio del 1646 (a cura dell'associazione "Gozzo di Marika").
Tutti i giorni
Venerazione delle Sacre Reliquie e del Simulacro-Reliquiario di S. Lucia, offerta di ceri votivi e omaggi floreali dei devoti dalle ore 8.00 alle 21.30; Ss. Messe alle ore 10.30 e alle 19.00.
Mercoledì 5
Ore 20.00: presentazione del nuovo volume Santa Lucia: sacro e prezioso. Il corredo del simulacro di S. Lucia a Siracusa del dott. Dario Bottaro.
Venerdì 7 - "La Commemorazione Liturgica del Patrocinio di S. Lucia"
Ore 19.00: S. Messa solenne con il Panegirico della S. Patrona.
Ore 20.00: conferenza Il processo a Lucia dell'avv. Antonio Bandiera, presidente della Deputazione della Cappella di S. Lucia.
Ore 08.00: S. Messa.
Ore 10.30: solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta da mons. Maurizio Aliotta, vicario generale dell'Arcidiocesi Metropolitana di Siracusa, e cantata dal Coro Giovanile Siracusano (direttore: M° Michele Pupillo); pellegrinaggio dei devoti di S. Lucia di Erchie (Brindisi).
Ore 17.30: S. Messa.
Ore 19.00: processione delle Sacre Reliquie e del Simulacro-Reliquiario di S. Lucia dalla Chiesa della Badia al Duomo, per le vie: Picherali, Castel Maniace, lungomare d'Ortigia, Roma, Teatro, Giudecca, Maestranze, Roma e Minerva.
Ore 21.30 circa: festoso ingresso in Duomo e solenne reposizione delle Reliquie e del Simulacro.
Sarausana jè, viva Santa Lucia!
martedì 13 aprile 2010
LA PREGHIERA DEL MESE - APRILE 2010

Christo grata, ave, Lucia,
Splendor orbis, nostra sors.
Arma cedit tirannia,
cedit satan, o Beata,
cedit ignis, cedit mors.
giovedì 1 aprile 2010
Giovedì Santo: la festa dell'Amore di Gesù
Amore quel comando che Gesù serbò in cuore tutta la vita, per rivelarlo il giorno prima di morire: Come io vi ho amato, così amatevi anche voi. Da questo tutti conosceranno che siete miei discepoli, se vi amerete a vicenda. Non possiamo passare questo giorno senza un attimo di raccoglimento, nel quale diciamo a Gesù tutta l'adesione della nostra anima a quel comando che chiamò "mio" e "nuovo". Un comando che non ha lasciato senza spiegazione, quando ha soggiunto: Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici".
E noi, devoti della vergine martire Lucia, possiamo fare nostre le parole del grande vescovo Sant'Agostino, che proprio a proposito di questo "dare la vita" di cui parla il comandamento dell'Amore di Gesù, scrisse:
"Noi non commemoriamo i martiri come facciamo con gli altri che ora riposano in pace, cioè non preghiamo per loro, ma chiediamo piuttosto che essi preghino per noi, per ottenerci di seguire le loro orme. Essi, infatti, hanno toccato il vertice di quell'amore che il Signore ha definito come il più grande possibile. (...) I martiri dunque, in quanto versarono il loro sangue, hanno ricambiato quanto hanno ricevuto dal Signore. Manteniamoci sulla loro scia e amiamoci gli uni gli altri, come Cristo ha amato noi, dando se stesso per noi".
PAROLA DI VITA - APRILE 2010 "SPECIALE S. PASQUA"
BUONA PASQUA A TUTTI dalla Redazione del blog "Amici di Santa Lucia"!
martedì 30 marzo 2010
Curiosità Luciane - 2: Perché a Siracusa si festeggia S. Lucia anche il lunedì dell'Angelo?
ESPOSIZIONE PASQUALE DI S. LUCIA
Simulacro-reliquiario processionale di S. Lucia (particolare), in una teca all'altezza del petto racchiude frammenti di costole della giovane martire siracusana. La cassa reliquiaria sottostante era destinata a contenere l'intero corpo della santa fanciulla, ed è impreziosita da un ciclo di sei bassorilievi argentei raffiguranti episodi della Sua vita e del Suo martirio.sabato 13 marzo 2010
LA PREGHIERA DEL MESE - MARZO 2010
martedì 9 marzo 2010
News: OTTOBRE 2010 PREVISTA RIAPERTURA BASILICA S. LUCIA
lunedì 1 marzo 2010
PAROLA DI VITA - MARZO 2010
“In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile” (Matteo 17,20)
Quante volte nella vita senti il bisogno che qualcuno ti dia una mano e nello stesso tempo avverti che nessun uomo può risolvere la tua situazione! E’ allora che ti rivolgi inavvertitamente a Qualcuno che sa rendere le cose impossibili possibili. Questo Qualcuno ha un nome: è Gesù.
Ascolta quanto ti dice:
“In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile”
E’ ovvio che l’espressione “spostare le montagne” non vada presa alla lettera. Gesù non ha promesso ai discepoli un potere di fare miracoli spettacolari per stupire la folla. E difatti, se vai a cercare in tutta la storia della Chiesa, non troverai un santo – che io sappia – che abbia spostato le montagne con la fede. “Spostare le montagne” è un’iperbole, cioè un modo di dire volutamente esagerato, per inculcare nella mente dei discepoli il concetto che alla fede nulla è impossibile.
Ogni miracolo infatti che Gesù ha operato, direttamente o attraverso i suoi, è sempre stato fatto in funzione del Regno di Dio, o del Vangelo o della salvezza degli uomini. Spostare una montagna non servirebbe a questo.
Il paragone col “granellino di senapa” sta a indicare che Gesù non ti domanda una fede più o meno grande, ma una fede autentica. E la caratteristica della fede autentica è quella di poggiare unicamente su Dio e non sulle tue capacità.
Se ti assale il dubbio o l’esitazione nella fede significa che la tua fiducia in Dio non è ancora piena: hai una fede debole e poco efficace, che fa ancora leva sulle tue forze e sulla logica umana.
Chi invece si fida interamente di Dio, lascia che lui stesso agisca e… a Dio niente è impossibile.
La fede che Gesù vuole dai discepoli è proprio quell’atteggiamento pieno di fiducia che permette a Dio stesso di manifestare la sua potenza.
E questa fede, che quindi sposta le montagne, non è riservata a qualche persona eccezionale. Essa è possibile e doverosa per tutti i credenti.
“In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile”.
Si pensa che Gesù abbia detto queste parole ai suoi discepoli quando stava per inviarli in missione.
E’ facile scoraggiarsi e spaventarsi quando si sa di essere un piccolo gregge impreparato, senza talenti particolari, di fronte a folle innumerevoli alle quali bisogna portare la verità del Vangelo.
E’ facile perdersi d’animo di fronte a gente che ha tutt’altri interessi che il Regno di Dio.
Sembra un compito impossibile.
E’ allora che Gesù assicura i suoi che con la fede “sposteranno le montagne” dell’indifferenza, del disinteresse del mondo.
Se avranno fede nulla sarà loro impossibile.
Questa frase può essere inoltre applicata a tutte le altre circostanze della vita purché siano in ordine al progresso del Vangelo e alla salvezza delle persone.
Alle volte, di fronte a difficoltà insormontabili può nascere la tentazione di non rivolgersi nemmeno a Dio. La logica umana suggerisce: basta, tanto non serve.
Ecco allora che Gesù esorta a non scoraggiarsi e a rivolgersi a Dio con fiducia. Egli, in un modo o nell’altro, esaudirà.
Così è successo a Lella.
Erano trascorsi alcuni mesi dal giorno in cui aveva affrontato piena di speranza il nuovo lavoro nel Belgio tra fiamminghi. Ma ora un senso di sgomento e di solitudine le attanagliava l’anima.
Sembrava che tra lei e le altre ragazze con cui lavorava e viveva si fosse eretta una barriera insormontabile.
Si sentiva isolata, straniera tra quella gente che avrebbe voluto soltanto servire con amore.
Tutto dipendeva dal dover parlare una lingua che non era né sua, né di chi l’ascoltava. Le avevano detto che in Belgio tutti parlavano il francese e se l’era imparato, ma, venuta a contatto diretto con quel popolo, s’era accorta che i fiamminghi studiano il francese soltanto a scuola e in genere lo parlano malvolentieri.
Tante volte aveva tentato di spostare quella montagna di emarginazione che la teneva lontana dalle altre, ma invano. Che poteva fare per loro?
Vedeva ancora davanti a sé il volto della sua compagna Godeliève pieno di tristezza. Quella sera si era ritirata nella sua stanza senza toccar cibo.
Lella aveva tentato di seguirla, ma si era arrestata davanti alla porta della sua camera, timida e titubante. Avrebbe voluto bussare… ma quali parole usare per farsi intendere? Era rimasta lì per qualche secondo, poi si era arresa ancora una volta.
La mattina dopo entrò in chiesa e si mise in fondo, fra le ultime sedie, col viso tra le mani per non far scorgere ad alcuno le lacrime. Era quello l’unico posto dove non occorreva parlare un’altra lingua, dove non era neppure necessario spiegarsi, perché c’era Qualcuno che capiva al di là delle parole. Fu la certezza di quella comprensione che la fece ardita, e con l’anima angosciata chiese a Gesù: “Perché non posso dividere con le altre ragazze la loro croce e dire quelle parole che Tu stesso mi hai fatto capire quando Ti ho trovato: che ogni dolore è amore?”.
E stava davanti al tabernacolo quasi ad attendere una risposta da Chi nella vita le aveva illuminato ogni buio.
Abbassò gli occhi sul Vangelo di quel giorno e lesse: “Confidate – abbiate fede – ho vinto il mondo” . Quelle parole scesero come olio nell’anima di Lella, ed ebbe una grande pace.
Rientrando per la colazione si imbatté subito in Annj, la ragazza che badava all’ordine della casa. La salutò e la seguì fino alla dispensa; poi, senza parlare, cominciò ad aiutarla nel preparare la colazione.
La prima a scendere dalle stanze fu Godeliève. Veniva in cucina a cercarsi il caffè, in fretta per non veder nessuno. Ma lì si arrestò: la pace di Lella aveva toccato il suo animo in modo più forte di qualunque parola.
Quella sera, sulla strada del ritorno verso casa, Godeliève raggiunse Lella con la bicicletta e, sforzandosi di parlare in modo a lei comprensibile, le sussurrò: “Non sono necessarie le tue parole; oggi la tua vita mi ha detto: ‘Ama anche tu!’”.
La montagna si era spostata.
Chiara Lubich
mercoledì 24 febbraio 2010
Un nuovo LIBRO SU S. LUCIA in una prestigiosa collana
-->
Un altro INNO A S. LUCIA di area Messinese
soggiorno penoso
s'innalzi all'empireo
un canto festoso,
qual suono fra gli angeli
al Sommo Signor;
si canti dell'inclita
Lucia l'onor.
Eccelsa di meriti
il mondo l'appella;
eletta a risplendere
qual fulgida stella,
che in ciel delle tenebre
discaccia l'orror;
si canti dell'inclita
Lucia l'onor!
venerdì 19 febbraio 2010
INNO A S. LUCIA di area Messinese
INNO A S. LUCIA (sul motivo di "Mira il tuo popolo")
O della Trinacria il lustro e decoro, dell'animo il palpito, l'eccelso tesoro!
(Rit.) Lodiam con canti, con voce soprana la nostra sorella,
Dag
il mondo spregiasti
e puro e illibato
tu il giglio serbasti.
(Rit.)
La madre Eutichia,
da male colpita,
conduci a Catania
per esser guarita.
(Rit.)
mercoledì 17 febbraio 2010
Mercoledì delle Ceneri - S. Quaresima 2010
La Quaresima è tempo di gioia, di conversione e di penitenza.
Sì, innanzitutto di gioia: la gioia, la tipica gioia cristiana, che poi è l'unica vera gioia umana, fondata sulla certezza della Resurrezione di Gesù e sulla speranza della vita eterna, deve contraddistinguere ogni atto di rinuncia, pietà e solidarietà che potremo compiere in questo periodo. Solo così, come ribadisce inequivocabilmente la Parola di Dio, elemosine, digiuni, preghiere e ogni altro genere di gesto penitenziale potranno essere efficaci e graditi a Dio.
Di conversione: è il primo grande significato della parola greca metanoia che noi traduciamo anche come "penitenza". Ma prima di tutto, ciascuno di noi è chiamato a convertirsi, cioè credere (cioè vivere) il Vangelo. "Convertitevi e credete al Vangelo" ci verrà personalmente ricordato da Gesù stesso nel significativo rito odierno dell'imposizione delle ceneri, d'elevato sapore storico in quanto simbolica rievocazione di un'antichissima usanza testimoniata dalla Sacra Scrittura. E Dio in persona, per bocca del profeta Isaia, mette in chiaro che è in primo luogo la carità nei confronti di ogni uomo, a partire dal più bisognoso, il segno della conversione che Lui si attende da noi.
Infine, di penitenza: secondo significato di metanoia e strettamente correlato al primo (senza il quale essa diverrebbe inutile e vanagloriosa esibizione di masochismo o fachirismo). Sì, anche la penitenza fatta di simboli concreti: l'elemosina, il digiuno, l'astinenza, i "fioretti", la mortificazione, la rinuncia. Perché possiamo riscoprire la bellezza dell'intera donazione della nostra anima a Dio solo, mirando solo a Lui e solo in Lui trovando la nostra piena felicità. Perché ci liberiamo dalla dipendenza dai nostri bisogni materiali, tornando alla sobrietà e all'essenzialità. Quanto poi sarà rinuncia per noi, potrà divenire donazione agli altri. Senza farne motivo di vanto alcuno, ma con generosità nei confronti di Dio, che è sempre generoso con noi, e per puro amore verso di Lui, che sempre ci dimostra il Suo immenso amore per noi.
Quindi penitenza e conversione, ricordandoci che anche etimologicamente penitenza è conversione. Con gioia.
sabato 13 febbraio 2010
LA PREGHIERA DEL MESE - FEBBRAIO 2010
Riprende la nostra storica rubrica "La preghiera del mese", che sappiamo seguitissima da molti devoti, appassionati di conoscere quanto più possibile forme e formule del culto luciano, e quindi interessatissimi alla conoscenza delle innumerevoli orazioni in onore della Santa che la Chiesa Le ha dedicato nel corso dei secoli, segno di un'intramontabile devozione di portata mondiale.
Buona preghiera a tutti e sempre VIVA SANTA LUCIA!
Per quell'amore ardentissimo che avesti verso Gesù, gloriosa Santa Lucia, quando - dopo esserti a Lui consacrata con voto irrevocabile - rinunciasti ai partiti più vantaggiosi e - dopo aver distribuito in elemosina tutte le tue sostanze - sacrificasti la tua vita sotto quel ferro crudele che ti ha decapitata, ottienimi la grazia che arda anche io continuamente di santa carità, per sostenere tutti i mali anziché divenire infedele al mio Signore.
Gloria Patri ...
venerdì 12 febbraio 2010
Curiosità Luciane - 1: Cos'è la "Festa della Traslazione"?
domenica 27 dicembre 2009
DOMANI TRADIZIONALE COMMEMORAZIONE TERREMOTO 1908
giovedì 24 dicembre 2009
CRISTO E' NATO PER NOI: VENITE, ADORIAMO
Celebriamo il Santo Natale del Signore nell’attesa della Sua seconda venuta!
Gloria a Dio! Pace agli uomini! Auguri a tutti voi!
I Profeti e la Chiesa cantano unanimi il felicissimo annunzio:
“Ritornerà il nostro Dio e avrà ancora pietà di noi. Calpesterà le nostre colpe e getterà in fondo al mare tutti i nostri peccati” - “Dio è la mia salvezza; io confiderò, non avrò mai timore, perché mia forza e mio canto è il Signore”
Dopo aver udito un così lieto annunzio, non dovremo mai più perdere la gioia, la speranza e la pace!
Buon Natale!
martedì 22 dicembre 2009
Cinque anni fa il Corpo di S. Lucia ripartiva da Siracusa
Torna, Lucia:
omnis plebs Te expectat!
martedì 15 dicembre 2009
5° ANNIVERSARIO DEL RITORNO DEL CORPO DI S. LUCIA A SIRACUSA


lunedì 14 dicembre 2009
INFRA OCTAVAM 2009: S. Lucia di Siracusa, festa unica al mondo
Il simulacro-reliquiario siracusano di S. Lucia, L'ostensione del simulacro-reliquiario di S. Lucia,
domenica 13 dicembre 2009
LA PREGHIERA DEL MESE - DICEMBRE 2009 "SPECIALE FESTA DI S. LUCIA"
CIELO E TERRA FESTEGGIANO IL "DIES NATALIS" DI SANTA LUCIA
Auguri di una felicissima festa di Santa Lucia a tutti!
sabato 12 dicembre 2009
IL GRANDE GIORNO E' ARRIVATO: VIVA SANTA LUCIA!!!
giovedì 10 dicembre 2009
FESTA DI S. LUCIA 2009 - UNA NOVITA' DA SIRACUSA AL MONDO
mercoledì 9 dicembre 2009
Un nuovo atto d'amore dei Siracusani per Lucia
domenica 6 dicembre 2009
Una festa unica al mondo: le novità dell'edizione 2009
venerdì 4 dicembre 2009
Tredicina di S. Lucia 2009
martedì 1 dicembre 2009
La festa di S. Lucia a Siracusa
S. Lucia è siracusana e prima di morire aveva profetizzato ai suoi concittadini che erano presenti al martirio: “E come i catanesi hanno in venerazione la beata Agata, così anche voi onorerete me per grazia del Signore nostro Gesù Cristo, osservando di cuore i Suoi comandamenti”. Queste sono le ultime parole di Lucia, il suo testamento spirituale, il messaggio d’amore ai suoi diletti concittadini, sigillo di un vincolo fortissimo e duraturo. La profezia si avverò subito: i siracusani scelsero proprio Lucia, tra i numerosi martiri che nella nostra città testimoniarono fino alla morte eroica la loro fede cristiana sin dai primissimi secoli, come loro principale modello di cristianesimo autentico e come protettrice e patrona. Il famoso epitafio di Euskia, iscrizione funebre in greco scoperta dall’archeologo Paolo Orsi nel 1894 nelle catacombe siracusane di S. Giovanni evangelista, testimonia che già nel IV secolo, cioè lo stesso secolo in cui Lucia subì il martirio, si celebrava la festa della santa a Siracusa, per non parlare delle altre testimonianze storiche sulla diffusione del suo culto – già nello stesso periodo – perlomeno fino a Ravenna. Quindi la festa di S. Lucia di Siracusa ha il primato come antichità d’istituzione e come longevità. Ma certo ciò non basta: la festa di Siracusa è unica nel suo genere e si differenzia da tutte le altre feste patronali e religiose della Sicilia, anche della stessa provincia aretusea. Essa presenta difatti caratteristiche sue proprie che la contraddistinguono e non si trovano altrove: è una festa ricchissima di tradizioni antichissime e altamente significative, che è bene conoscere. Ma prima delle tradizioni, da quella più devozionale a quella più folclorica, la cosa più importante, che nessuno può osare sminuire o addirittura negare, è che l’amore sincero, appassionato e smisurato che i siracusani nutrono con tutto il proprio essere nei confronti di S. Lucia non è secondo a quello di nessuno e non deve invidiare quello di nessun altro.
PAROLA DI VITA - DICEMBRE 2009
Seguendo il luminoso esempio della giovane Lucia, nostra patrona, e per vivere bene la sua solenne e gioiosa festa, troviamo nella Parola di Dio, luogo privilegiato della presenza reale di Dio nella nostra storia personale e in quella di tutta l'umanità, la Luce che deve risplendere per la gloria del nostro Padre che è nei cieli. Buona tredicina a tutti!
“Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Matteo 5,16)
La luce si manifesta nelle “opere buone”. Essa risplende attraverso le opere buone che compiono i cristiani.
Mi dirai: ma non solo i cristiani compiono opere buone. Altri collaborano al progresso, costruiscono case, promuovono la giustizia…
Hai ragione. Il cristiano certamente fa e deve fare anche lui tutto questo, ma non è solo questa la sua funzione specifica. Egli deve compiere le opere buone con uno spirito nuovo, quello spirito che fa sì che non sia più lui a vivere in se stesso, ma Cristo in lui.
L’evangelista, infatti, non pensa solo a degli atti di carità isolati (come visitare i prigionieri, vestire gli ignudi o come tutte le opere di misericordia attualizzate alle esigenze di oggi) ma pensa all’adesione totale della vita del cristiano alla volontà di Dio, così da fare di tutta la propria vita un’opera buona.
Se il cristiano fa così, egli è “trasparente” e la lode che si darà per quanto compie non arriverà a lui, ma a Cristo in lui, e Dio, attraverso di lui, sarà presente nel mondo. Il compito del cristiano è dunque lasciar trasparire questa luce che lo abita, essere il “segno” di questa presenza di Dio fra gli uomini.
“Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli”
Se l’opera buona del singolo credente ha questa caratteristica, anche la comunità cristiana in mezzo al mondo deve avere la medesima specifica funzione: rivelare attraverso la sua vita la presenza di Dio, che si manifesta là dove due o tre sono uniti nel suo nome, presenza promessa alla Chiesa fino alla fine dei tempi.
La Chiesa primitiva dava grande rilievo a queste parole di Gesù. Soprattutto nei momenti difficili, quando i cristiani venivano calunniati, allora li esortava a non reagire con la violenza. Il loro comportamento doveva essere la migliore confutazione del male che si diceva contro di loro.
Si legge nella lettera a Tito: “Esorta i più giovani ad essere assennati, offrendo te stesso come esempio in tutto di buona condotta, con purezza di dottrina, dignità, linguaggio sano e irreprensibile, perché il nostro avversario resti confuso, non avendo nulla di male da dire sul conto nostro” .
“Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli”
E’ la vita cristiana vissuta che è luce anche al giorno d’oggi per portare gli uomini a Dio.
Ti narro un fatterello.
Antonietta è sarda, ma per lavoro s’è portata in Francia, a Grenoble. E’ impiegata in un ufficio dove molti non hanno voglia di lavorare. Poiché è cristiana e vede in ciascuno Gesù da servire, aiuta tutti ed è sempre calma e sorridente. Spesso qualcuno si arrabbia, alza la voce e si sfoga con lei, prendendola in giro: “Giacché hai voglia di lavorare, prendi, batti a macchina anche il mio lavoro!”.
Lei tace e sgobba. Sa che non sono cattivi. Probabilmente ognuno ha i suoi crucci.
Un giorno il capufficio va da lei mentre gli altri sono assenti e le chiede: “Ora mi deve dire come fa a non perder mai la pazienza, a sorridere sempre”. Lei si schermisce dicendo: “Cerco di stare calma, di prendere le cose dal verso buono”.
Il capufficio batte un pugno sulla scrivania ed esclama: “No, qui c’entra Dio sicuramente, altrimenti è impossibile! E pensare che a Dio io non ci credevo!”.
Qualche giorno dopo Antonietta è chiamata in direzione, dove le dicono che sarà trasferita in un altro ufficio “affinché – continua il direttore – lo trasformi come ha fatto con quello dov’è ora”.
“Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli”
Chiara Lubich


